Come funziona il Regime forfettario 2019

Regime forfettario 2019 tutte le novità

La Legge di Bilancio 2019 ha introdotto una vera e propria riforma del regime forfettario per agevolare, dal punto di vista fiscale e contabile, i soggetti economici di piccole dimensioni.

Dal 1° gennaio 2019 il governo ha introdotto diverse novità, con l’obiettivo di arrivare alla cosiddetta Flat Tax, ovvero un sistema di tassazione non progressivo che si fonda su aliquote fisse. In questo articolo vediamo meglio che cos’è il regime forfettario e le ultime novità a riguardo.

Come funziona il Regime forfettario

Le imprese, i professionisti e i lavoratori autonomi hanno l’obbligo di tenere la contabilità applicando, di norma, il regime contabile ordinario. Oltre alla contabilità ordinaria, in Italia ci sono altri due regimi: il regime contabile semplificato e il regime forfettario. Se un soggetto ha i requisiti richiesti dalla legge può, in alternativa al regime ordinario, adottare la contabilità semplificata che prevede agevolazioni fiscali e semplificazioni contabili. Solo per i professionisti, i lavoratori autonomi e le imprese familiari o coniugali (non in forma societaria) è possibile accedere al regime forfettario, con ulteriori semplificazioni sia per la tenuta delle scritture contabili, sia per la determinazione delle imposte.

I soggetti che operano nel regime forfettario sono, infatti, esonerati da alcuni obblighi contabili e fiscali (tipici degli altri regimi contabili): ad esempio, emettono fatture esenti IVA ma non possono (di contro) detrarre l’IVA sugli acquisti. Inoltre non possono portare i costi in detrazione e, per questo, il reddito imponibile si ottiene applicando una percentuale forfettaria sul totale dei ricavi effettuati. Questa percentuale viene applicata sul totale dei ricavi ottenuti nel periodo d’imposta precedente e viene detta coefficiente di redditività, che varia a seconda del codice ATECO corrispondente all’attività svolta.

Applicato il coefficiente di redditività e ottenuto il reddito imponibile ai fini fiscali, viene applicata un’unica imposta pari al 5% o al 15% (a seconda dei casi), che è sostitutiva delle imposte sui redditi, addizionali regionali e comunali e IRAP.

Infografica: Regime forfettario 2019

Infografica Regime Forfettario 2019

Infografica Regime Forfettario 2019

 
Il regime forfettario inizialmente prevedeva determinati requisiti di accesso (per saperne di più vedi il nostro precedente articolo Regime Forfettario 2018): dal 2019 sono cambiati proprio i requisiti di accesso e alcune cause di esclusione.

Approfondiamo le novità apportate dalla Legge di Bilancio 2019 (Legge 145/2018).

 

Chi rientra nel Regime forfettario 2019

La novità più importante riguarda i requisiti di accesso: rientra nel regime forfettario chi ha percepito non più di 65.000,00 di reddito nell’anno precedente (fascia unica), indipendentemente dal settore di appartenenza dell’attività economica svolta. Se il contribuente (persona fisica esercente attività d’impresa, arti o professioni) dovesse svolgere più di un’attività con codice ATECO diverso, si considera la somma di tutti i redditi percepiti. Di seguito la tabella che indica la corrispondenza dei coefficienti di redditività ai codici ATECO:
 

Tabella Codici ATECO e Coefficiente di redditività per Regime Forfettario

Tabella Codici ATECO e Coefficiente di redditività per Regime Forfettario

Fonte Tabella: CNDCEC e Fondazione Nazionale Commercialisti
 
Esempio: un lavoratore autonomo che svolge attività di sviluppo software (codice ATECO corrispondete a 62.01.00) percepisce nel 2018 redditi pari a 30.000 euro. Poiché in corrispondenza del suo codice ATECO è prevista un coefficiente di redditività pari al 67%, il suo reddito imponibile si calcolerà moltiplicando 30.000 per 67% e sarà pari a 20.100 euro. Su questo reddito verranno poi calcolati i contributi INPS e l’imposta sostitutiva.

 

Chi non rientra nel regime forfettario 2019

Nella Legge di Bilancio 2019, il governo ha previsto alcuni espliciti divieti per scongiurare il fenomeno delle partite IVA false, tra cui il divieto di percepire compensi da ex datori di lavoro, dai quali nei 2 anni precedenti l’apertura della partita IVA siano stati già percepiti compensi come dipendente o assimilati.

In generale, le principali cause di esclusione dal regime forfettario (già previste nella Legge di Bilancio precedente) sono:

  • i soggetti che si avvalgono di regimi speciali ai fini IVA (ad esempio l’agricoltura, la vendita di sali e tabacchi, eccetera) o di regimi forfettari di determinazione del reddito (ad esempio il patent box)
  • i soggetti non residenti nel territorio italiano, ad eccezione di coloro che risiedono in uno degli Stati membri dell’Unione europea, o in uno Stato aderente all’Accordo sullo Spazio economico europeo, che assicuri un adeguato scambio di informazioni, e producono in Italia almeno il 75% del reddito complessivamente prodotto
  • i soggetti che effettuano, in via esclusiva o prevalente, operazioni di cessione di fabbricati o porzioni di fabbricato, di terreni edificabili o di mezzi di trasporto nuovi

Da gennaio 2019, sono state introdotte due nuove cause di esclusione:

  • i soggetti che, oltre ad esercitare la loro attività d’impresa, hanno partecipazioni con società di persone, associazioni o imprese familiari oppure controllano, direttamente o indirettamente, società a responsabilità limitata o associazioni in partecipazioni, che svolgono attività, direttamente o indirettamente, legate all’attività svolta come soggetto in regime forfettario
  • le persone fisiche la cui attività sia esercitata prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con i quali sono in corso rapporti di lavoro o erano intercorsi rapporti di lavoro nei due precedenti periodi d’imposta, ovvero nei confronti di soggetti, direttamente o indirettamente, riconducibili ai suddetti datori di lavoro, ad esclusione dei soggetti che iniziano la nuova attività dopo aver svolto il periodo di pratica obbligatoria ai fini dell’esercizio di arti o professioni

Questo significa che sono esclusi dal regime forfettario anche i soggetti che hanno titolarità delle partecipazioni oppure un lavoro dipendente svolto per lo stesso datore di lavoro. Il fine di queste nuove disposizioni è impedire la pratica di trasformare il lavoratore dipendente in lavoratore autonomo in regime forfettario per il solo scopo del beneficio fiscale.

 

Le aliquote del Regime forfettario

Il soggetto in regime forfettario paga un’unica imposta sul reddito imponibile, sostitutiva dell’imposta sui redditi, delle addizionali regionali e comunali e dell’IRAP. Per le attività già esistenti l’aliquota è del 15% mentre per coloro che iniziano una nuova attività (start-up) l’imposta è pari al 5% per i primi 5 anni e al 15% dal sesto anno in poi.

Per poter essere considerata una nuova attività, devono essere rispettate le seguenti condizioni:

  • il contribuente non deve aver esercitato attività artistica, professionale o d’impresa, anche in forma associata o familiare, nei 3 anni precedenti l’inizio dell’attività;
  • l’attività che va ad esercitare il soggetto non deve costituire prosecuzione di altra attività, precedente svolta in altra forma di lavoro (ad esempio come dipendente o come lavoratore autonomo); l’unica eccezione prevista è il caso in cui l’attività svolta prima fosse il periodo di pratica obbligatorio per alcune professioni (ad esempio si pensi al tirocinio degli avvocati o dei dottori commercialisti);
  • se si prosegue l’attività svolta da un altro soggetto, i redditi percepiti nel periodo di imposta precedente non devono superare la soglia prevista per il regime agevolato, ossia 65.000 euro.

 

Come aderire al regime forfettario 2019

Quando un soggetto apre per la prima volta la partita IVA e accede al regime forfettario, deve presentare una dichiarazione di inizio attività, tramite il modello AA9/12 dell’Agenzia delle Entrate, entro 30 giorni dalla data di inizio attività.

Se, invece, il soggetto passa dal regime ordinario a quello agevolato, l’Agenzia delle Entrate ha espressamente derogato al vincolo triennale (circolare 107/2019). In questo caso non c’è da fare alcuna comunicazione, né preventiva né successiva, all’Agenzia delle Entrate. Anche i soggetti che hanno fatto l’opzione dell’IVA per cassa, per il quale non sia ancora terminato il vincolo dei 3 anni, possono passare al regime agevolato.

 

Come compilare la fatturazione nel regime forfettario 2019

Chi usufruisce del regime forfettario 2019, nelle transazioni B2B (tra privati), può emettere fattura cartacea e non ha l’obbligo di passare alla fatturazione elettronica. Per quanto riguarda la ricezione delle fatture dai fornitori, è possibile ricevere fatture elettroniche fornendo la propria PEC o il proprio Codice Destinatario: in questo caso scatta però l’obbligo di conservazione elettronica delle stesse.

 

Cosa succede se si supera il limite di reddito?

Quando un soggetto è in regime forfettario e nell’anno in corso il suo reddito dovesse superare la soglia dei 65.000 euro, il regime agevolato non sarà più applicato a partire dall’anno successivo. Questo significa che, ad esempio, se si supera la soglia di fatturato nell’anno 2019, le imposte sullo stesso 2019 saranno calcolate sempre con l’imposta sostitutiva, mentre dall’anno successivo (2020) si uscirà dal regime agevolato e sarà applicata la tassazione ordinaria.

Allo stato attuale, il governo sta valutando se permettere ai soggetti, fuoriusciti dal forfettario, di usufruire per l’anno successivo (nel nostro esempio 2020) di una flat tax al 20% quando i ricavi e i compensi siano compresi tra i 65.001 e i 100.000 euro, ma ad oggi non è stato ancora definito nulla.

 

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