Decreto Rilancio: contributi a fondo perduto e agevolazioni per le imprese

Decreto rilancio 2020: le novità per le PMI

Il Decreto Rilancio 2020 (DL 34/2020 – “Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all’economia, nonché di politiche sociali connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19“) prevede una serie di misure volte a far fronte alla difficoltà economica-produttiva-finanziaria a seguito del lockdown per l’emergenza sanitaria.

Con questo decreto, il Governo stanzia 155 miliardi per l’avvio della Fase 2 dell’economia italiana.

 

Decreto Rilancio Italia: le agevolazioni per le imprese

Pubblicato il 19 maggio 2020, il decreto dedica una lunga parte alle misure di sostegno alle imprese e all’economia sia per le aziende che per i soggetti con partita IVA (compresi artigiani, lavoratori autonomi e professionisti) con diversi aiuti per favorire la ripartenza e garantire liquidità delle attività.

Anello fondamentale per il riavvio delle attività economiche sono le piccole e medie imprese che compongono la stragrande maggioranza del tessuto aziendale italiano: a loro sono destinati 130 miliardi dei 155 stanziati (Decreto Rilancio in pdf ).

In questo articolo andremo ad elencare le principali misure prese a favore delle PMI italiane.

 

Contributo a fondo perduto per le PMI e soggetti IVA

Per le imprese e i titolari di partita IVA (compresi artigiani, lavoratori autonomi e professionisti), in grave crisi di liquidità a causa del fermo attività per l’emergenza epidemiologica, il decreto rilancio 2020 stanzia 6 miliardi di euro di contributo a fondo perduto. L’articolo 25 del decreto prevede due condizioni essenziali per ottenere il prestito:

  • nel periodo di imposta 2019 il beneficiario non deve aver superato i 5 milioni di euro di compensi o ricavi;
  • nel mese di aprile 2020 il beneficiario deve aver subito una diminuzione del fatturato e dei corrispettivi di almeno due terzi rispetto al mese di aprile 2019.

Queste regole non valgono qualora l’attività aziendale sia iniziata nel gennaio 2019 oppure se le imprese si trovino in stato di emergenza a causa di altri eventi calamitosi, già prima della pandemia del corona virus.

Il contributo a fondo perduto verrà erogato dall’Agenzia delle Entrate e il suo ammontare verrà determinato tenendo conto del calo di fatturato rilevato nel mese di aprile 2020 rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. In ogni caso le somme verranno erogate solo se tale calo sarà superiore al 33%. Il contributo minimo è di 2.000 euro per le aziende e 1.000 euro per i lavoratori autonomi, cumulabile con il bonus INPS. In particolare il decreto rilancio 2020 afferma che il contributo a fondo perduto si calcola applicando una percentuale alla differenza di fatturato e corrispettivi tra il mese di aprile 2020 e il mese di aprile del 2019 in questo modo:

  • il 20% per i beneficiari che nel periodo di imposta 2019 abbiano avuto ricavi o compensi non superiori a 400.000 euro;
  • il 15% per i beneficiari che nel periodo di imposta 2019 abbiano avuto ricavi o compensi compresi tra 400.000 e 1 milione di euro;
  • il 10% per i beneficiari che nel periodo di imposta 2019 abbiano avuto ricavi o compensi superiore a 1 milione fino a un massimo di 5 milioni di euro.

Il contributo ricevuto non concorrerà alla determinazione della base imponibile ai fini della dichiarazione dei redditi e nemmeno per la determinazione del valore della produzione netta ai fini dell’IRAP. Per la modalità di richiesta il decreto rimanda ad un successivo provvedimento che dovrà emanare l’Agenzia. Inoltre il contributo verrà erogato tramite bonifico diretto in conto corrente bancario o postale intestato al soggetto beneficiario.

L’agenzia delle entrate ha pubblicato una guida per richiedere il contributo: Guida dell’Agenzia delle Entrate al Contributo a Fondo Perduto

 

L’abolizione IRAP a favore delle piccole e medie imprese

Il decreto rilancio 2020 abolisce il saldo 2019 e il primo acconto 2020 dell’IRAP (Imposta Regionale sulle Attività Produttive) per le imprese che hanno avuto ricavi non superiori ai 250 milioni di euro nel periodo precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto stesso. Per questo contributo il governo ha stanziato 4 miliardi di euro. Contemporaneamente viene istituto un fondo di 448 milioni di euro per le Regioni e le Province autonome, a causa delle minori entrate per questa agevolazione alle imprese. Per la ripartizione di questo fondo sarà emanato un decreto successivo dal MEF.

 

Credito d’imposta per gli affitti commerciali

Per le imprese, artigiani e professionisti che abbiano rilevato una diminuzione del proprio fatturato di almeno il 50% nel mese di aprile 2020, viene riconosciuto un credito d’imposta pari al 60% dei canoni di affitto per i mesi di aprile, maggio e giugno 2020. I ricavi delle attività beneficiarie non devono superare i 5 milioni di euro, ad eccezione delle imprese alberghiere per le quali il governo elargirà il credito d’imposta a prescindere dall’ammontare del fatturato. Il credito potrà essere goduto in compensazione delle imposte oppure potrà essere ceduto al locatore in cambio di uno sconto sull’affitto o altri soggetti, comprese le banche e gli intermediari finanziari.

 

 

Il Bonus Ricapitalizzazione imprese nel Decreto Rilancio

Per sostenere le imprese il decreto introduce una serie di agevolazioni fiscali e misure di sostegno finanziario per consentire la rafforzamento del capitale delle aziende che, a causa della chiusura per il corona virus, si trovino in difficoltà economiche e finanziarie. Le misure sono rivolte alle aziende che fatturano dai 5 ai 50 milioni di euro all’anno e che nei mesi di marzo e aprile 2020 hanno avuto una diminuzione di più del 33%, rispetto al fatturato registrato nello stesso periodo del 2019.

In particolare, l’aumento di capitale deve essere almeno di 250.000 euro e deve essere effettuato entro il 31 dicembre 2020. In questo caso è previsto:

  • la detrazione IRPEF per l’anno 2020 del 20% della somma investita dalle persone fisiche nel capitale sociale;
  • il credito di imposta per l’anno 2020 del 20% della somma investita dalle aziende nel capitale sociale (soggetti IRES), usufruibile a partire dal 2021.

L’investimento massimo detraibile o deducibile non può superare i 2 milioni di euro e deve essere mantenuto almeno fino al 2023. Per l’impresa che viene ricapitalizzata è previsto un credito d’imposta: a bilancio di esercizio 2020 approvato, queste potranno usufruire di un credito d’imposta pari al 50% delle perdite che vanno oltre il 10% del patrimonio netto, nel limite massimo del 30% dell’aumento del capitale eseguito a seguito della patrimonializzazione.

L’azienda che fa la ricapitalizzazione non potrà fare alcuna distribuzione di riserve fino al 1° gennaio 2024, pena la decadenza del beneficio con l’obbligo dei contribuenti di restituire le somme detratte, comprensive degli interessi legali. In ogni caso dall’agevolazione legata alla ricapitalizzazione sono escluse le società che controllano direttamente o indirettamente la società ricapitalizzata.

Viene inoltre istituito un apposito Fondo per il Patrimonio delle PMI che ha lo scopo di sostenere gli investimenti e la liquidità delle aziende italiane tramite il sostegno dello Stato che si obbliga ad acquistare obbligazioni e titoli di debito delle società. Questi fondi verranno gestiti da Invitalia.

 

Fondo di liquidità per il pagamento dei debiti delle PA

Lo stato stanzia 12 miliardi di euro destinati al pagamento dei debiti commerciali degli enti territoriali (comuni, province e regioni) e delle ASL verso le imprese. I debiti devono essere certi, liquidi ed esigibili e devono essere maturati al 31 dicembre 2019. I soldi stanziati dal governo per questa misura verranno così ripartiti:

  • 6,5 miliardi di euro sono per gli enti territoriali dei comuni, province e città metropolitane;
  • 1,5 miliardi di euro sono per le regioni;
  • 4 miliardi di euro sono per le aziende sanitarie locali.

Questi fondi verranno gestiti dalla Cassa Depositi e Prestiti con anticipazioni agli enti che non hanno liquidità per assolvere il pagamento dei loro debiti commerciali e dovranno essere restituiti in 30 anni.

 

Fondo di Garanzia per le mPMI e Decreto Rilancio

Il Fondo di Garanzia per le PMI è operativo già dal 2000 e ha come obiettivo quello di favorire l’accesso alle piccole e medie imprese ad ottenere prestiti finanziari. In pratica la concessione del prestito viene fatta su garanzia pubblica che si può affiancare a quella privata o addirittura sostituire: tramite questo aiuto statale le imprese possono evitare costi legati alle fideiussioni o polizze assicurative.

Il Fondo non offre contributi in denaro. Le imprese beneficiarie non possono avere più di 499 dipendenti e sono comprese anche gli artigiani, commercianti e professionisti. Il decreto rilancio stanzia per questo fondo 4 miliardi di euro, che si vanno ad aggiungere al plafond del fondo. Poiché anche i decreti precedenti (Cura Italia e Liquidità) avevano destinato delle somme al fondo nel periodo di emergenza epidemiologica, il governo ha erogato un totale di 7 miliardi di euro.

I beneficiari del Fondo di Garanzia possono fare quindi richiesta di prestiti finanziari:

  • con la garanzia del 100% per importi fino a 25.000 euro, purché non superiori al 25% dei ricavi ottenuti; in questo caso non viene fatta alcuna valutazione del merito di credito che significa che le banche potranno concedere il prestito anche prima di ottenere la risposta dal Fondo stesso;
  • con la garanzia statale del 100% (di cui 90% Stato e 10% Confidi) per importi fino a 800.000 euro, purché non superiori al 25% dei ricavi ottenuti;
  • con la garanzia statale del 90% per importi fino a 5 milioni di euro.

L’iter per accedere a questa garanzia è molto semplice:

Decreto Rilancio_Fondo di Garanzia: iter per accedere all'agevolazione

Decreto Rilancio | Fondo di Garanzia: iter per accedere all’agevolazione | Fonte immagine: Fondo di Garanzia

 

Fondo per la salvaguardia di imprese e lavoratori

L’articolo 43 del decreto rilancio stanzia 100 milioni di euro per il 2020 per la costituzione di un “Fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali e la prosecuzione dell’attività d’impresa“. La finalità del fondo sarà quella di evitare crisi aziendali o delocalizzazioni, che vadano a impattare molto sul territorio sociale ed economico.

In particolare saranno protette le aziende che hanno marchi storici, per le quali non si terrà conto de limite di accesso di 250 dipendenti, e le società di capitali che si troveranno in uno stato di difficoltà economica-finanziaria (con minimo 250 dipendenti). Il fondo erogherà le somme tramite interventi nel capitale di rischio delle imprese, attenendosi alle leggi vigenti e alle direttive europee in tema di aiuti di Stato per il finanziamento del rischio; sarà obiettivo del fondo anche attuare misure di sostegno per il mantenimento dei livelli occupazionali.

 

Patrimonio rilancio a favore delle PMI

Per sostenere il rilancio economico-produttivo a seguito dell’emergenza epidemiologica, il decreto stabilisce che la Cassa Depositi e Prestiti costituirà un patrimonio destinato chiamato appunto “Patrimonio rilancio“, completamente separato dal patrimonio della CDP e dagli altri patrimoni separati. Il patrimonio è destinato alle imprese che hanno un fatturato maggiore di 50 milioni di euro. Il Patrimonio Destinato sarà preferibilmente destinato a:

  • sottoscrizione prestiti obbligazionari convertibili
  • partecipazione ad aumenti di capitale
  • acquisto di azioni quotate sul mercato secondario

Inoltre Cassa Depositi e Prestiti, tramite questo patrimonio separato, potrà concedere finanziamenti o garanzie, sottoscrivere strumenti finanziari oppure assumere partecipazioni sul mercato primario e secondario. I criteri e le modalità di utilizzo del patrimonio saranno definiti da un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, sentito il parere del MEF.

 

Rafforzamento dell’ecosistema delle startup e PMI innovative

Il decreto rilancio si è occupato largamente anche delle startup, prevedendo tutta una serie di incentivi e interventi finanziari a garanzia della liquidità, ricapitalizzazione e per le attività di ricerca delle oltre 11 mila startup innovative presenti sul territorio italiano. Vediamo le più importanti.

Proroga termini
è prevista una proroga di 12 mesi del termine di permanenza nella sezione speciale del registro delle imprese delle startup innovative. Questo significa che la classificazione di startup innovativa (con tutte le agevolazioni del caso legate ad esempio agli incentivi pubblici che queste aziende ottengono e alle agevolazioni in tema di liquidazione che in un periodo così difficile può sicuramente portare) viene mantenuta per un ulteriore anno portando la sua validità da cinque a sei anni. Inoltre il decreto ha prorogato di 12 mesi anche tutti i termini di decadenza per l’accesso a incentivi pubblici.
Aumento del Fondo Venture Capital
il venture capital è in pratica un sostegno finanziario che viene elargito per l’avvio e la crescita delle società innovative. Il decreto rilancio stanzia ulteriori 200 milioni di euro per questo fondo per sostenere gli investimenti nel capitale, con partecipazioni al capitale stesso oppure tramite l’accesso a finanziamenti agevolati, la sottoscrizione di obbligazioni convertibili o altri strumenti finanziari di debito. Il fondo riguarda anche le pmi innovative. Sarà poi un decreto attuativo del Mise (entro 60 giorni dalla pubblicazione del decreto rilancio) a stabilire le modalità per attuare queste misure.
Programma Smart&Start
il programma Smart&Start Italia mira a sostenere la nascita e la crescita delle startup innovative. Solitamente finanzia progetti compresi tra 100.000 euro e 1,5 milioni di euro. Il decreto rilancio prevede un aumento della dotazione finanziaria del programma di 100 milioni di euro per l’anno 2020. Inoltre è stata prevista l’estensione del contributo a fondo perduto, pari al 30% del mutuo, per le startup innovative del Cratere sismico Centro Italia.
Agevolazioni per gli investitori
il decreto prevede una detrazione fiscale del 50% per i contribuenti che investono in startup innovative, direttamente oppure tramite enti di investimento collettivo che dirigono i propri investimenti in questo settore. Il limite massimo della detrazione è di 100.000 euro. Una condizione importante per avere il beneficio è che l’investimento deve durare minimo tre anni: in caso contrario l’agevolazione decade e occorre restituire le somme ricevute, comprensive degli interessi legali.
Investitori esteri
viene potenziata l’agevolazione a favore degli investitori innovativi che voglio investire in Italia. In pratica il visto per gli investitori esteri, che solitamente viene concesso per investimenti di minimo 500.000 euro, è stato abbassato a 250.000 euro dal decreto rilancio. Ulteriore diminuzione è prevista poi per l’investimento minimo in strumenti rappresentativi del capitale in una società costituita e operante in italia che viene tenuta in vita almeno per due anni: dall’iniziale valore minimo di 1 milione di euro è stato abbassato a 500.000 euro dal decreto.
Aumento degli incentivi fiscali
gli incentivi fiscali per chi investe in startup e PMI innovative sono aumentati dal 30% al 60% per il 2020. Nel caso in cui venga acquisito l’intero capitale sociale della startup da parte di altri soggetti giuridici, le detrazioni dall’IRES saranno incrementate dal 30% al 100%, a condizione che il capitale sia mantenuto per almeno tre anni.
Fondo per il Trasferimento Tecnologico
il decreto istituisce questo nuovo fondo che ha come obiettivo di “promuovere iniziative e investimenti per la valorizzazione e l’utilizzo dei risultati della ricerca presso le imprese operanti nel Paese“, in particolare relativamente alle startup e alle PMI innovative. Il fondo dovrebbe essere dotato di 500 milioni di euro per il 2020 e dovrà essere gestito da Enea Tech, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo sostenibile. Tra i suoi obiettivi c’è quello di sollecitare la collaborazione tra soggetti pubblici e privati per la realizzazione di progetti innovativi e spin-off. Il MISE potrà partecipare indirettamente al capitale di rischio e di debito.

 

First Playable Fund: aiuti per le aziende multimediali

Presso il Ministero per lo Sviluppo Economico viene istituito il First Playable Fund per sostenere la produzione italiana di prodotti multimediali, in particolare per la produzione di prototipi di videogiochi. In pratica il fondo sostiene la progettazione e la pre-produzione di videogiochi per un importo pari al 50% delle spese ammissibili. L’importo deve essere compreso tra i 10.000 e i 200.000 euro per ogni singolo prototipo.

Un successivo decreto del MISE provvederà a stabilire tempi e modalità per ottenere il contributo; i soggetti che ne potranno beneficiare sono sostanzialmente startup e software house che hanno come core business la produzione dei videogiochi, purché siano italiane, abbiano una posizione regolare fiscale e un capitale sociale maggiore di 10.000 euro. Il contributo è destinato all’acquisto di hardware oppure per licenze di software. Una volta accettata la domanda l’azienda ha tempo 18 mesi per realizzare il prototipo.

 

Riduzione degli oneri energia elettrica a favore delle PMI

A supporto dei costi fissi sostenuti dalle PMI, il decreto stabilisce che per i mesi di maggio, giugno e luglio 2020 l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente disponga la riduzione degli oneri generali di sistema nelle bollette dell’energia elettrica. La spesa autorizzata è pari a 600 milioni di euro per l’anno 2020.

Il MEF verserà nel Conto emergenza COVID-19, istituito presso la la Cassa per i servizi energetici e ambientali, il 50% della somma stanziata entro 90 giorni dall’entrata in vigore del decreto rilancio e la restante parte sarà versata con le stesse modalità entro il 30 novembre. Queste somme saranno utilizzate dall’Autorità a compensazione della riduzione tariffaria a favore delle piccole e medie imprese.

Fonti articolo
GAZZETTA UFFICIALE | DL 34/2020
MISE | Brochure Decreto Rilancio



 

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