Contributo previdenziale

Si definisce “contributo previdenziale” il versamento che viene effettuato dal lavoratore per potersi assicurare un trattamento pensionistico nei casi in cui sopraggiungano una delle seguenti condizioni:

  • riduzione parziale o totale capacità lavorativa (per invalidità o inabilità);
  • raggiungimento dell’età pensionistica (vecchiaia);
  • decesso del lavoratore (in tal caso la prestazione è destinata ai familiari superstiti).ù

 

Che cos’è il contributo previdenziale

Il contributo previdenziale assicura il lavoratore ad ottenere la pensione, in presenza di determinati requisiti o a domanda, per sé stesso o per i famigliari in caso di decesso. Pertanto questo versamento è richiesto a:

  • tutti i lavoratori dipendenti e autonomi che sono iscritti all’Assicurazione Generale Obbligatoria (AGO) (Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti – FPLD e gestioni speciali dei lavoratori autonomi: artigiani, commercianti, coltivatori diretti, mezzadri e coloni);
  • i lavoratori iscritti alla Gestione Separata;
  • i lavoratori iscritti ai fondi pensione esclusivi e sostitutivi dell’AGO.

 

Contributo previdenziale e contributo assistenziale

In generale la contribuzione è uno strumento tramite il quale si effettua un finanziamento di prestazioni che possono essere previdenziali o assistenziali. Questi finanziamenti sono pertanto il versamento di somme di denaro, dette contributi, calcolati tramite l’applicazione di un’aliquota percentuale sul compenso ricevuto dal lavoratore in relazione all’attività dallo stesso svolta. Occorre distinguere quindi i contributi previdenziali da quelli assistenziali. Quest’ultimi sono versamenti che il lavoratore effettua all’INPS (Istituto Nazionale Previdenza Sociale) o INAIL (Istituto nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro) per tutelarsi da eventuali rischi legati agli infortuni o alle malattie professionali, invalidità e malattia in generale.

 

Quali sono i contributi previdenziali

I contributi previdenziale possono essere distinti nelle seguenti categorie:

  • Obbligatori: sono i contributi che obbligatoriamente i lavoratori devono versare ai fini pensionistici.
  • Figurativi: sono contributi che vengono riconosciuti dall’INPS a fronte di particolari eventi che hanno determinato un’interruzione o una sospensione dell’attività lavorativa (ad esempio il servizio militare, gravidanza e allattamento, malattia e infortunio, donazione di sangue, tubercolosi, calamità naturali e altre cause). Possono essere richiesti direttamente dal lavoratore oppure dati in automatico dall’ente previdenziale. In generale questi contributi sono utili per raggiungere i requisiti necessari alla pensione e anche per incrementarne l’importo.
  • Volontari: sono i contributi che decide di versare chi ha terminato o interrotto l’attività lavorativa al fine di aumentare i propri contributi e per raggiungere il diritto alla pensione. Per poterli effettuare occorre fare richiesta di autorizzazione all’INPS.
  • Da riscatto: sono i contributi versati per periodi che non sono coperti dalla contribuzione. Sono a carico del lavoratore, come ad esempio il riscatto degli anni di laurea o corsi diversi dalla laurea. Sono a carico del datore di lavoro, come quelli richiesti per contributi non versati dal datore stesso (la richiesta della rendita vitalizia).

 

Come si calcola il contributo previdenziale

Per poter calcolare il contributo previdenziale occorre prima di tutto determinare la base di calcolo che è la retribuzione annua del lavoratore. In questo concetto rientrano tutte quelle somme percepite dal lavoratore che concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente. Su questa somma, infatti, si calcolano sia i contributi previdenziali che le imposte sul reddito (IRPEF).

Quando si è determinata la base imponibile, si applica l’aliquota contributiva che non è uguale per tutti i lavoratori, ma differisce per:

  • tipo di prestazione lavorativa del dipendente (rapporto di lavoro subordinato, lavoro autonomo, lavoro parasubordinato);
  • tipo di attività svolta dal datore di lavoro (attività commerciale, industriale, agricola);
  • dimensioni della società (società con più o meno di 15 dipendenti o 50);
  • natura giuridica dell’azienda (società di persone, società di capitali, società cooperativa, ente no profit);
  • livello lavorativo raggiunto dal lavoratore (dirigente, impiegato, quadro, operaio, apprendista, lavoratore agricolo, domestico);
  • fondo previdenziale di iscrizione del lavoratore.

L’aliquota contributiva, nel caso di lavoro dipendente, è divisa in due parti: una è a carico del datore di lavoro (solitamente intorno al  30%) e una a carico del lavoratore (solitamente intorno al 9%). Entrambi gli importi vengono versati dal datore di lavoro all’ente previdenziale, ma su quella spettante al lavoratore effettuerà una trattenuta in busta paga.

Per quanto riguarda il lavoro autonomo, va fatta questa distinzione:

  • Commercianti: sono obbligati ad iscriversi alla Gestione Commercianti ed Artigiani INPS; questa prevede il versamento di contributi previdenziali in forma sia fissa che variabile.
  • Artigiani: in regime forfettario versano contributi INPS sia in forma fissa che variabile.
  • Liberi professionisti iscritti alla Gestione Separata INPS (senza Cassa): per questi lavoratori in regime forfettario i contributi si calcolano esclusivamente a percentuale, pertanto il versamento sarà proporzionale a quanto incassato nell’anno di riferimento
  • Liberi professionisti con Cassa Previdenziale: questi lavoratori (ad esempio avvocati, architetti, medici, eccetera) sono iscritti ognuno alla propria cassa previdenziale che determina le regole di calcolo dei contributi da versare.