Ritenuta d’imposta

Si definisce “ritenuta d’imposta” la somma che viene trattenuta dal sostituto d’imposta (colui che eroga la somma)  all’atto del pagamento di un compenso per essere versata al fisco come adempimento integrale del tributo dovuto dal percipiente. In questo caso, essendo l’imposta completamente estinta, il lavoratore non deve effettuare alcun ulteriore versamento o dichiarazione di reddito in merito al compenso tassato.

 

Differenza tra ritenuta d’imposta e ritenuta d’acconto

Il sistema della sostituzione d’imposta presuppone che il pagamento totale o parziale della tassa sul reddito venga effettuato dal sostituto d’imposta ossia dal datore di lavoro che sottrae alla fonte la somma dovuta al fisco per conto del lavoratore. Questo meccanismo è insito sia nella ritenuta d’imposta che nella ritenuta d’acconto. La differenza tra le due ritenute è che mentre con la ritenuta d’imposta il sostituto d’imposta decurta la somma totale del tributo, nella ritenuta d’acconto appunto si tratta di una parte dell’imposta dovuta.

Pertanto nel primo caso il rapporto tributario con il percipiente si esaurisce definitivamente e il lavoratore non dovrà effettuare alcun altro versamento o dichiarazione. Nel secondo caso trattandosi di un acconto, non si esaurisce il rapporto con il fisco e quindi il lavoratore dovrà versare il saldo dovuto dell’imposta ed effettuare la relativa dichiarazione dei redditi.

 

Quali sono i redditi soggetti alla ritenuta d’imposta

Ci sono determinati redditi che sono soggetti alla ritenuta d’imposta. Ad esempio:

  • redditi di lavoro corrisposti a soggetti che non sono residenti in Italia;
  • provvigioni per vendite a domicilio, alla consegna a domicilio dei giornali, per prestazioni fino a 3 ore al giorno;
  • premi e vincite derivanti dalla sorte, da giochi di abilità, da concorsi a premio, di lotterie, tombole a favore di enti di beneficenza;
  • dividendi quando viene richiesta l’applicazione della ritenuta a titolo definitivo.