Scritture contabili

Si definiscono “scritture contabili” l’insieme dei documenti che descrivono la situazione patrimoniale e il risultato economico dell’impresa (art. 2214 del c.c.), in relazione a singoli atti o a determinati periodi di esercizio dell’attività, regolarmente tenuti (art. 2218 del c.c.). Il codice civile prevede che tutti gli imprenditori che esercitano attività commerciale debbano tenere il libro giornale, il libro inventari e altre scritture contabili, richieste dalla natura e dimensione dell’impresa.

 

Scritture contabili obbligatorie

La tenuta delle scritture contabili è obbligatoria (art. 2214) per tutti gli imprenditori che esercitano attività commerciale ad eccezione dei piccoli imprenditori (definiti nell’art. 2083 cc), quali i piccoli commercianti, i coltivatori diretti del fondo, gli artigiani, le imprese a carattere familiare .

Il Codice Civile prescrive l’obbligatorietà dei seguenti documenti (artt. 2214-2220):

  • libro giornale: dove vengono riportate in ordine cronologico tutte le operazioni contabili (acquisti, vendite, incassi, pagamenti)
  • libro degli inventari: deve essere redatto all’inizio dell’attività e poi periodicamente ogni fine anno;
  • libro mastro: raccoglie in ordine sistematico tutti conti con le relative scritture in Dare e Avere. Non c’è un’esplicito riferimento nel codice civile a questo documento, ma la sua tenuta è fondamentale per una corretta contabilità generale.

La normativa fiscale (in particolare il DPR 600/1973) impone la tenuta di scritture contabili a seconda del regime fiscale adottato dal soggetto contribuente e della forma giuridica dell’impresa. A questo proposito i documenti obbligatori, oltre a quelli sopra citati, sono:

  • registri IVA ossia il registro IVA acquisti e quello delle vendite, il registro dei corrispettivi (per le attività commerciali);
  • registro dei beni ammortizzabili che registra analiticamente tutte le operazioni relative alle immobilizzazioni soggette a deprezzamento;
  • scritture ausiliarie di magazzino che rilevano le entrate e le uscite dei beni per quantità.

 

 

Esempi di scritture contabili

Durante le vita dell’impresa, si susseguono diverse tipologie di scritture contabili. Partendo dalla sua costituzione, che avviene tramite atto formale, per poter funzionare l’impresa ha bisogno di capitale che può essere conferito tramite un versamento in denaro o beni di altra natura: questo versamento di capitale iniziale determina l’accensione di diversi conti in Dare a Avere, rilevati nelle scritture di costituzione. Da qui in avanti, parte la rilevazione contabile sistematica nelle scritture di gestione che servono a rilevare quotidianamente tutte le operazioni di gestione dell’impresa. Obiettivo dell’annotazione sistematica è determinare l’andamento della gestione e il reddito di esercizio: a tal fine, a fine anno vengono effettuate le così dette scritture di chiusura o di assestamento per determinare il reddito di esercizio e il patrimonio di funzionamento, e a loro volta si distinguono in scritture di completamento, scritture di integrazione e scritture di rettifica. Infine, le scritture di riapertura sono le scritture effettuate all’inizio di ogni esercizio, per riaprire i conti accesi alle attività e alle passività e al patrimonio netto.