Cos’è l’IVA: Imposta sul Valore Aggiunto

IVA Imposta sul Valore Aggiunto

L’IVA, acronimo di Imposta sul Valore Aggiunto, è un’imposta indiretta che grava su tutte le transazioni di beni e servizi: viene applicata tramite percentuali di aliquote IVA che variano in base alla tipologia di prodotto o servizio. Costituisce per lo Stato una fra le maggiori risorse finanziarie che contribuiscono a coprire le spese e a sostenere l’economia nazionale.

In questo articolo vediamo insieme di capire cos’è l’IVA e come funziona la gestione di questa imposta nel nostro Paese.

Cos’è l’IVA

L’IVA o Imposta sul Valore Aggiunto è un’imposta indiretta sui consumi pagata dal consumatore finale come componente del prezzo dei beni e dei servizi assoggettati all’imposta. Si tratta di una tassa in vigore in tutti i paesi della Unione Europea (UE). In Italia è stata introdotta con il DPR n. 633/1972 (cosiddetto Decreto IVA), modificato nel tempo per adeguarsi alle direttive europee.

L’IVA è un’imposta plurifase: quando il bene o servizio attraversa vari passaggi nel processo produttivo e distributivo, prima di arrivare al consumatore finale, l’imposta viene applicata in ognuna di queste fasi. Per alcuni settori diventa un’imposta monofase ossia viene applicata solo in una fase specifica della produzione o distribuzione di beni e servizi, come ad esempio nel settore dell’editoria dove l’unico soggetto passivo d’imposta è l’editore; tutte le operazioni con i soggetti intermedi (distributori o commercianti) sono considerati escluse.

 

Come funziona l’IVA

L’IVA è una tassa indiretta che viene sostenuta dal consumatore finale. Nelle transazioni tra imprese (B2B) intervengono due meccanismi, previsti dalla legge, noti come rivalsa e detrazione per i quali l’IVA non grava su nessuno dei soggetti passivi coinvolti nelle varie fasi della catena produttivo-distributiva (produttore – grossista – dettagliante).

Per la sua natura plurifase, l’IVA viene applicata in tutti i passaggi che il bene o servizio attraversa prima di arrivare al consumatore finale.  Nelle transazioni intermedie il funzionamento dell’IVA vede attivi tre attori principali:

  • chi vende
  • chi acquista
  • l’Erario

Per ogni soggetto passivo coinvolto in questo processo avviene quanto segue:

  • nelle operazioni attive ossia nelle vendite: il venditore riscuote l’IVA (a titolo di rivalsa ex art. 18, primo comma, del D.P.R. n. 633/1972), che andrà ad alimentare l’IVA a debito da versare poi all’Erario;
  • nelle operazione passive ossia negli acquisti: l’acquirente paga l’IVA in fattura al venditore. L’importo pagato andrà ad alimentare l’IVA a credito che sarà portato in detrazione sull’IVA a debito (diritto alla detrazione ex art. 19, primo comma, del D.P.R. n. 633/1972).

Ogni mese o trimestre (a seconda dei casi) il soggetto passivo effettuerà la liquidazione periodica dell’IVA dove i due importi si compenseranno:

IVA a credito – IVA a debito

Se, l’IVA a credito è minore dell’IVA a debito, la differenza rappresenta un debito verso l’Erarioe dovrà essere versata tramite Modello F24.Se l’IVA a credito è maggiore dell’IVA a debito, la differenza rappresenta un credito nei confronti dell’Erario. Questo importo sarà portato in deduzione dell’IVA a debito del periodo successivo.>

Si realizza così la neutralità dell’imposta per i soggetti passivi in quanto l’onere fiscale reale deve gravare esclusivamente sul consumatore finale.

 

Cosa significa “Soggetto passivo dell’IVA”

I soggetti passivi IVA sono coloro che effettuano cessioni di beni o prestazioni di servizi soggette ad imposta sul valore aggiunto nell’esercizio di impresa, arte o professione ovvero coloro che effettuano, nell’esercizio di tali attività, importazioni o operazioni intracomunitarie. Questi soggetti sono detti anche contribuenti di diritto IVA perché obbligati ad applicare l’imposta, mentre i consumatori finali sono detti contribuenti di fatto perché sono loro che alla fine sostengono l’onere dell’imposta.

I soggetti passivi IVA sono tenuti ad addebitare sempre l’imposta come maggiorazione del prezzo dei beni o servizi venduti, per poi diventare debitori verso il Fisco dell’IVA incassata. Sono tenuti sempre ad assolvere gli adempimenti formali relativi alla fatturazione, registrazione e dichiarazione delle operazioni soggette a IVA. Gli stessi diventano inoltre creditori verso il Fisco dell’IVA pagata, quando acquistano beni e servizi nel processo produttivo-distributivo e pagano ad altri soggetti IVA il valore lordo (comprensivo quindi dell’imposta) della merce scambiata.

Nel caso delle importazioni di beni, chi effettua l’operazione è responsabile del pagamento dell’IVA, anche se non è soggetto passivo IVA per altri motivi (come ad esempio lo è un privato). L’IVA deve essere pagata dal proprietario delle merci e, in solido, da tutti coloro per conto dei quali la merce è importata.

 

Aliquote IVA

Per le operazioni soggette a imposizione fiscale, vengono applicate aliquote proporzionali, che variano in base al tipo di operazione eseguita. In Italia, ci sono due tipi di aliquote: ordinaria e ridotta.

L‘aliquota IVA ordinaria è pari al 22%. Le aliquote ridotte sono invece:

  •  4%, applicata ad esempio sugli alimenti, bevande e prodotti agricoli
  •  5%, applicata ad esempio su particolari alimenti (erbe aromatiche e tartufi)
  • 10%, applicata ad esempio sulla fornitura di energia elettrica e gas per usi domestici, i medicinali, gli interventi di ristrutturazione edilizia.

L’elenco completo dei beni che rientrano nell’applicazione delle aliquote ridotto è contenuto nella Tabella A Parte II, parte II-bis e Parte III del DPR 633/1972.

 

Quali sono le operazioni IVA?

In Italia la normativa IVA fa riferimento al Decreto IVA (DPR 633/1972). L’articolo 1 definisce le operazioni imponibili nel seguente modo:

L’imposta sul valore aggiunto si applica sulle cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nel territorio dello Stato nell’esercizio di imprese o nell’esercizio di arti e professioni e sulle importazioni da chiunque effettuate”.

Da questa definizione si possono individuare i presupposti dell’IVA:

  • soggettivo: l’IVA si applica sull’esercizio di impresa e di arti e professioni (l’unica eccezione prevista dalla legge per questo presupposto è l’importazione, che viene tassata anche quando viene effettata da un soggetto privato).
  • oggettivo: l’IVA si applica solo sulle operazioni relative a cessione di beni, prestazione di servizi, importazioni e operazioni intracomunitarie;
  • territoriale: l’IVA si applica solo sulle operazioni effettuate nel territorio dello Stato.

Sono operazioni IVA non solo le operazioni che implicano il pagamento dell’imposta, ma anche quelle che implicano solo gli adempimenti formali prescritti per l’accertamento della tassa.

Le operazioni IVA i si distinguono in:

  • imponibili
  • non imponibili
  • esenti
  • escluse

Per tutte le operazioni soggette all’IVA i soggetti passivi devono eseguire gli adempimenti amministrativi relativi alla documentazione (con l’emissione della fattura, del documento di trasporto o bolla di accompagnamento , della ricevuta o scontrino fiscale), di registrazione e di dichiarazione stabiliti per la sua applicazione.

TIPO OPERAZIONEDESCRIZIONE
IMPONIBILI IVASono le operazioni che implicano tutti e tre i presupposti previsti dall’articolo citato sopra; l’intero valore viene assoggettato all’imposta in base all’aliquota prevista per legge.
NON IMPONIBILI IVANelle operazioni non imponibili rientrano quelle operazioni che non hanno il requisito della territorialità, anche se effettivamente vengono effettuate in Italia, ma per legge si considerano eseguite fuori dal Paese. Rientrano in questa categoria, ad esempio, le esportazioni, le operazioni fatte con San Marino e Vaticano, cessioni intracomunitarie.

Queste operazioni sono comunque soggette agli adempimenti di forma dell’IVA e quindi vanno fatturate, registrate e infine dichiarate. Sono caratterizzate dai seguenti elementi:

  • non impongono restrizioni al diritto di detrarre l’IVA relativa all’acquisto di beni e servizi impiegati nell’esecuzione di operazioni non soggette a imposizione fiscale;
  • danno diritto al contribuente di effettuare acquisti, anche intracomunitari, ed esportazioni, senza pagamento dell’IVA, in misura corrispondente all’ammontare delle operazioni non imponibili eseguite.
ESCLUSE O FUORI CAMPO IVAQueste operazioni per legge non solo non concorrono a determinare la base imponibile, ma non prevedono che vengano eseguiti gli adempimenti formali di fatturazione, registrazione e dichiarazione dell’operazione (tipico esempio potrebbe essere la vendita di un bene tra privati cittadini: in questo caso manca il presupposto soggettivo). Sono operazioni che non hanno uno o più dei presupposti dell’IVA (soggettivo, oggettivo, territoriale).
ESENTIRientrano in queste operazioni tutte quelle operazioni che il legislatore ha voluto escludere dall’applicazione dell’imposta perché hanno un’utilità sociale o perché sono gravate da altre imposte (ad esempio prestazioni sanitarie, attività educative, gestione di biblioteche, musei, ecc.).

 

Enti non commerciali ed esenzione Iva

Per gli Enti non commerciali, che quindi non hanno come oggetto principale l’attività di commercio, si considerano ai fini IVA solo le operazioni che vengono fatte nell’esercizio di impresa. Rientrano in questa categoria i seguenti enti:

  • Enti pubblici e privati
  • Consorzi
  • Associazioni
  • Altre organizzazioni senza personalità giuridica

Gli Enti pubblici sono esentati dall’IVA per le loro attività istituzionali, anche se hanno una dimensione economica, a condizione che tali attività siano sempre svolte nell’ambito del puro diritto amministrativo, ovvero nell’esercizio di pubblica autorità. Tuttavia diventano soggetti passivi IVA quando intraprendono relazioni commerciali di natura privatistica, anche nella loro veste pubblica.

 

Domande frequenti sull’IVA

Alcune delle domande più frequenti

DomandaRisposta

Come si calcola l’IVA?

L’IVA viene calcolata moltiplicando il prezzo netto (imponibile) per l’aliquota IVA relativa al tipo di prodotto o servizio che si sta vendendo.

Facciamo un esempio: un televisore è tassato con IVA al 22%. Supponendo che il prezzo netto è pari a 1.000 euro per ottenere l’IVA da applicare basta moltiplicare 1.000 per 22% (1.000 x 0,22). Il risultato è pari a 220 euro. Il prezzo di vendita finale quindi sarà pari a 1.000 + 220 = 1.220 euro

Come si scorpora l’IVA?

Si parla di scorporo dell’IVA quando per un prodotto o servizio si vuole calcolare il prezzo al netto dell’imposta pagata ossia il suo valore imponibile, partendo dal prezzo finale.

Per fare questo calcolo, oltre al prezzo lordo, occorre conoscere l’aliquota IVA. La formula corretta per lo scorporo dell’IVA si ottiene facendo la seguente proporzione:

100 : (100 + %IVA) = x (Base Imponibile) : Prezzo Lordo

Facciamo un esempio: supponiamo che abbiamo acquistato un televisore ad un prezzo finale di 1.220 euro con IVA al 22% e vogliamo conoscere il valore del bene al netto dell’imposta. Applichiamo quindi la formula sopra esposta:

100 : 122 = x : 1.220

x = (100 * 1.220) / 122 = 1.000

Il prezzo al netto dell’IVA relativo al televisore acquistato è quindi 1.000 euro.

Cosa significa “IVA esposta”?

“IVA esposta” indica che il prezzo include già l’IVA, quindi è il prezzo finale che il consumatore dovrà pagare.

Cosa significa “al netto di IVA”?

“Al netto di IVA” significa che il prezzo non include l’IVA e quindi sarà necessario aggiungerla in fattura.

Cosa significa “scaricare l’IVA”?

Quando si parla di “scaricare l’IVA” si fa riferimento al concetto di detraibilità dell’IVA nelle operazioni B2B tra imprese, ovvero alla possibilità per le aziende di recuperare l’IVA pagata al fornitore, andando a ridurre o annullare l’IVA a debito(dovuta sulle vendite) con l’importo dell’IVA a credito(pagata sugli acquisti).

Chi paga l’IVA nel regime forfettario?

Il contribuente in regime forfettario non gestisce l’IVA, quindi non la addebita nelle sue fatture di vendita.Nelle fatture di acquisto invece la paga (come fosse un consumatore finale) senza però diritto di detrazione.

 

Detraibilità dell’IVA

La detraibilità dell’IVA è un diritto riconosciuto ai soggetti passivi IVA quando:

  • vengono sostenute spese relative ad operazioni pertinenti o rilevanti rispetto all’attività imprenditoriale o professionale;
  • l’imposta sia stata addebitata nella fattura a titolo di rivalsa come importo a carico del soggetto che acquista il bene o il servizio;
  • l’operazione non rientri tra quelle non detraibili.

Il diritto alla detrazione dell’IVA da parte dell’acquirente nasce nel momento in cui sorge l’obbligo corrispondente di versamento per chi vende.

Tale diritto viene riconosciuto nel momento in cui l’imposta diviene esigibile, che, nel regime ordinario,  corrisponde al momento in cui l’operazione viene effettuata, indipendente dall’effettivo pagamento della fattura corrispondente (principio di competenza). Per i soggetti passivi che usufruiscono del regime IVA per cassa, il diritto alla detrazione si acquista nel momento in cui avviene l’effettivo esborso di denaro negli acquisti, valendo appunto il principio per cassa.

 

Esigibilità dell'IVA

Esigibilità dell’IVA

 

Non è obbligatorio esercitare il diritto alla detrazione immediatamente, al momento dell’acquisto del bene o servizio o al ricevimento della fattura correlata. Tale diritto può essere esercitato entro il termine stabilito per la presentazione della dichiarazione annuale, che riguarda il secondo anno successivo a quello in cui sorge il diritto alla detrazione.

 

Versamento IVA

Il versamento dell’IVA consiste nel pagare l’imposta all’Erario. Questa operazione, conosciuta meglio come liquidazione periodica IVA, viene effettuata dai soggetti passivi IVA ogni mese oppure ogni trimestre. Il versamento dell’imposta va fatto soltanto online utilizzando con Modello F24, disponibile nell’area web dell’Agenzia delle Entrate o presso la propria home banking. Il soggetto IVA può delegare anche un intermediario per il versamento dell’imposta (solitamente il commercialista). Nel caso in cui il contribuente abbia crediti di imposte o altri contributi che gli spettano, può decidere di compensare l’importo a debito IVA con questi.

 

Calcolo del versamento IVA

Per il calcolo dell’IVA da liquidare il soggetto IVA deve eseguire questa operazione, considerando il periodo di riferimento (mese o trimestre):

Importo dell’IVA relativa alle operazioni attive (fatture emesse) – Importo dell’IVA relativa alle operazioni passive (fatture ricevute).

Al risultato ottenuto bisogna:

  • detrarre il credito d’imposta del periodo precedente
  • aggiungere il debito d’imposta del periodo precedente di importo inferiore a 25,82 euro.

Il risultato ottenuto può dar luogo a:

  • IVA a debito da versare al Fisco se l’importo è superiore al 25,82 euro (se inferiore si riporta in aumento per il periodo successivo);
  • IVA a credito da portare in detrazione nel periodo successivo.

 

Quando si versa l’IVA

Nel caso in cui il versamento sia mensile va effettuato entro il 16° giorno del mese successivo a quello di riferimento. In alternativa si può effettuare trimestralmente (con maggiorazione dell’importo a debito dell’1% a titolo di interesse), entro il 16° giorno del secondo mese successivo al trimestre di riferimento ma a condizione che il fatturato dell’anno solare precedente non sia superiore a

  • 400 mila euro per i lavoratori autonomi e per le imprese che hanno come oggetto della propria attività la prestazione di servizi;
  • 700 mila euro per le imprese che esercitano altre attività.

 

Dichiarazione IVA

I soggetti passivi IVA devono presentare ogni anno la Dichiarazione IVA relativa alle operazioni effettuate nell’anno di riferimento. Tramite questo documento viene determinata la posizione del contribuente come differenza tra IVA a debito e IVA a credito, considerando i crediti d’imposta a cui il soggetto ha diritto. Nella dichiarazione annuale si considerano ovviamente anche tutti i versamenti fatti periodicamente durante l’anno (mensili o trimestrali) e, se presente, del credito relativo alla dichiarazione dell’anno precedente, quando questo non è stato portato in compensazione per nessuna imposta.

Il soggetto verserà l’imposta quando nella dichiarazione annuale risulti una posizione a debito. Nel caso in cui la posizione finale fosse a credito, il contribuente potrà portarle in compensazione di altre imposte oppure in compensazione dei versamenti periodici IVA per l’anno successivo

 

Software dichiarazione redditi

 

Quando e come si presenta la Dichiarazione IVA

La Dichiarazione IVA si presenta tra il 1° febbraio e il 30 aprile dell’anno successivo e va fatta online inviando all’Agenzia delle Entrate l’apposito modello che viene di anno in anno pubblicato per tempo dall’Agenzia stessa sul sul sito.

Per preparare la comunicazione bisogna creare un file XML che deve riportare sicuramente le seguenti informazioni:

  • dati identificativi del soggetto IVA a cui si riferisce la comunicazione;
  • dati delle operazioni di liquidazione IVA effettuate nel trimestre di riferimento;
  • dati dell’eventuale dichiarante.

La creazione di questo file si può fare utilizzando l’apposito software di compilazione messo a disposizione sul sito dell’Agenzia delle Entrate oppure tramite software dichiarativo in grado di elaborare automaticamente i dati da presentare. Il file preparato va poi firmato digitalmente tramite:

  • un certificato di firma qualificata rilasciato da una autorità di certificazione riconosciuta;
  • il nuovo servizio di firma elettronica basata sui certificati rilasciati dall’Agenzia delle Entrate, disponibile sulle piattaforme Desktop Telematico e Entratel Multifile;
  • la funzione di sigillo disponibile nell’interfaccia web Fatture e Corrispettivi.

Quando il file è pronto per essere trasmesso, l’invio può avvenire tramite una delle seguenti funzioni:

 

 

Fonti articolo
GAZZETTA UFFICIALE | DPR 633/1972



 

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