PNRR: cos’è e quali interventi prevede per le imprese

Cos'è il Piano Nazionale Ripresa e Resilienza

L’acronimo PNRR sta per Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e identifica un piano strategico che il Governo italiano ha elaborato e ufficializzato per poter accedere ai fondi stanziati dal Next Generation EU (NGEU),  il programma che l’Unione Europea ha approvato per far fronte alla crisi provocata dall’epidemia COVID-19. Il PNRR prevede una serie di investimenti e attività da implementare in vari settori per poter far riprendere l’economia italiana, duramente provata dalla pandemia, e perseguire la più ampia strategia di ammodernamento del Paese.

 

Che cos’è il PNRR

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è un documento che illustra, a grandi linee, progetti, misure e riforme che sono state pianificate dal Governo e riguardano in particolare quattro settori fondamentali:

  • la pubblica amministrazione
  • la giustizia
  • la semplificazione
  • la competitività

Il PNRR è stato elaborato coerentemente agli input dati dal Next Generation EU con l’obiettivo di definire delle misure coerenti relative a riforme e investimenti per il periodo 2021-2026. Il piano, oltre che sanare la destabilizzazione creata dalla pandemia (a livello sanitario, sociale ed economico), ha come obiettivo la riforma di nodi strutturali relativi all’economia e al tessuto sociale del nostro Paese.

 

I nodi strutturali del PNRR

Tre sono i focus strategici del piano:

  • digitalizzazione e innovazione: questo aspetto riguarda i processi, i prodotti, i servizi e caratterizza ogni riforma del Piano, in considerazione che l’Italia è un paese in forte ritardo in questo campo; il recupero di questo gap deve portare a rendere le imprese italiane molto più competitive sui mercati, a sviluppare strategie di diversificazione della produzione e stimolare la capacità di sapersi adattare in tempi brevi ai continui cambiamenti dei mercati;
  • transizione ecologica: tra gli obiettivi principali di questo punto è sicuramente la riduzione degli inquinanti, il dissesto territoriale, l’impatto delle produzioni sull’ambiente, il miglioramento della qualità di vita e la sicurezza ambientale; l’intento è avere un Paese con un’economia sempre più sostenibile per le generazioni future; questo focus si intreccia con il primo perché mira al miglioramento della competitività del sistema produttivo, allo sviluppo di nuove realtà imprenditoriali e, di conseguenza, all’aumento dell’occupazione;
  • inclusione sociale: in questo obiettivo rientrano la parità di genere, la valorizzazione dei giovani come risorsa di sviluppo, il superamento delle differenze nel territorio italiano (tipicamente nord/sud).

 

Principali focus del PNRR Italia

Principali focus del PNRR Italia

 

Dal Next Generation EU al Piano PNRR

A seguito della pandemia, l’UE ha voluto stanziare dei fondi per risanare le economie degli Stati membri, duramente provate dall’evento epidemiologico. È così che a luglio 2020 il Consiglio Europeo ha approvato un programma di riforme e investimenti denominato Next Generation EU (NGEU), con uno stanziamento pari a 750 miliardi di euro. Il programma europeo prevede che i vari Paesi predispongano un loro Piano nazionale per la ripresa e la resilienza (ovvero un PNRR – Recovery and Resilience Plan), con riforme e investimenti coerenti con il NGEU.

L’Italia ha presentato il suo PNRR a maggio 2021 per l’approvazione della Commissione Europea con i due principali strumenti del Next Generation UE: l’RRF (Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza) e il React-EU (Pacchetto di Assistenza alla Ripresa per la Coesione e i Territori d’Europa). A questo proposito il primo strumento, RRF, prevede 191,5 miliardi di euro impiegabili nel periodo 2021-2026, dei quali 68,9 miliardi sono sovvenzioni a fondo perduto. Il Governo italiano ha approvato il PNRR il 13 luglio 2021, recependo la proposta che la Commissione europea ha elaborato dopo aver visionato il Piano datato maggio 2021.

 

Dal NGEU al PNRR: gli step essenziali

Dal NGEU al PNRR: gli step essenziali

 

La struttura del PNRR

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è costituito da 6 Missioni articolate a loro volta in totale 16 Componenti. Quest’ultime a loro volta si dividono in 48 Linee di intervento per progetti omogenei e coerenti. Le Missioni sono delle macro-aree riguardanti ciascuna un tema principale, in piena coerenza con gli obiettivi posti dal NGEU. Il Governo italiano ha stanziato dei fondi per ognuna di queste aree, per un totale di 191,5 miliardi di euro.

 

Stanziamento fondi per Missione nel PNRR italiano

Stanziamento fondi per Missione nel PNRR italiano – Fonte immagine: PNRR Governo.it

 

Per ogni Missione. il PNRR ha individuato le riforme da attuare e gli interventi necessari per perseguire gli obiettivi.

Missioni del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza

 

Missioni del PNRR con i macro interventi

Missioni del PNRR con i macro interventi

 

Gli investimenti del PNRR per le imprese

Molte risorse del PNRR sono destinate alle imprese. Vediamo di seguito le più importanti.

 

 

DENOMINAZIONE INTERVENTOINVESTIMENTI PREVISTI
Missione 1 – Digitalizzazione e Innovazione

Transizione 4.0

È un piano di investimenti in regime di credito d’imposta e si incentra in tre agevolazioni fondamentali:

Missione 1 – Digitalizzazione e Innovazione

Investimenti ad alto contenuto tecnologico

Sono previsti contributi per investimenti in macchinari, impianti e attrezzature per produzioni ad alta tecnologica; è una misura complementare al Piano Transizione 4.0. L’importo dei contributi è pari al 40% dell’ammontare complessivo delle spese ammesse.
Missione 1 – Digitalizzazione e Innovazione

Investimenti in politiche industriali di filiera e internazionalizzazione

Sono previsti i seguenti interventi:

  1. Sostegno dell’internazionalizzazione delle PMI italiane che lavorano con l’estero: si tratta di ulteriori fondi destinati al Fondo 394/81, che eroga contributi e prestiti agevolati a imprese italiane operanti sui mercati esteri, inclusi i Paesi membri dell’Unione Europea.
  2. Sostegno alle filiere produttive: si tratta di un aiuto finanziario alle imprese (sia contributi, sia prestiti agevolati) tramite i Contratti di Sviluppo, operativi già dal 2012. L’obiettivo di questo strumento è il finanziamento di strategie, innovazioni e progetti di filiera, con particolare attenzione alle regioni del Mezzogiorno. Le risorse destinate daranno la possibilità di avviare circa 40 contratti di sviluppo.
  3. Riforma 1: è prevista la riforma del sistema della proprietà industriale, per salvaguardare sempre più il Made in Italy; si tratta di implementare una strategia pluriennale con l’obiettivo di sviluppare il valore all’innovazione e incentivare l’investimento nel futuro. La riforma dovrà essere elaborata dopo un processo di consultazione pubblica.
Missione 1 – Digitalizzazione e Innovazione

Investimenti per strategia digitale e piattaforme per il patrimonio culturale

Incentivi per la digitalizzazione dei musei, archivi, biblioteche e luoghi della cultura. È prevista la creazione di un’infrastruttura digitale nazionale che raccolga, integri e conservi le risorse digitali, al fine di favorire la fruizione pubblica attraverso piattaforme dedicate.

Viene poi dato sostegno alla creazione di nuovi contenuti culturali e lo sviluppo di servizi digitali ad alto valore aggiunto da parte di imprese culturali/creative e start-up innovative, con l’obiettivo finale di stimolare un’economia basata sulla circolazione della conoscenza.

Missione 1 – Digitalizzazione e Innovazione

Turismo 4.0

Investimenti per migliorare le strutture turistico-ricettive e i servizi turistici, sviluppando la competitività delle imprese e promuovendo un’offerta turistica basata su sostenibilità ambientale, innovazione e digitalizzazione dei servizi. Tra gli interventi degni di nota:

  • Credito fiscale (530 milioni): investimenti finalizzati alla sostenibilità ambientale (fonti rinnovabili a minor consumo energetico), alla riqualificazione e all’aumento degli standard qualitativi delle strutture ricettive italiane.
  • Fondo di Fondi BEI (Banca Europea degli Investimenti) (Turismo Sostenibile 748 milioni): è un fondo ad effetto leva 1:3 in grado di generare più di due miliardi di investimenti in diverse aree (ad esempio turismo di montagna). Il Fondo può raccogliere capitale anche tramite la partecipazione ad iniziative delle istituzioni finanziarie europee per concedere crediti agevolati al settore turistico.
  • Potenziamento del Fondo Nazionale del Turismo (150 milioni): per la riqualificazione di immobili ad alto potenziale turistico (in particolare degli alberghi più famosi) per poter dare valore all’identità dell’ospitalità italiana di eccellenza e promuovere l’ingresso di nuovi capitali privati.
  • Sezione Speciale Turismo del Fondo Centrale di Garanzia (358 milioni): per facilitare l’accesso al credito per gli imprenditori che gestiscono un’impresa esistente o per i giovani che intendono avviare una propria attività.
Missione 2 – Rivoluzione verde e Transizione ecologicaSono previsti investimenti pari a 68,6 miliardi con l’obiettivo di di migliorare la sostenibilità e la resilienza del sistema economico e assicurare una transizione ambientale equa e inclusiva. Nello specifico gli ambiti sono:

  • Economia circolare, gestione dei rifiuti e agricoltura sostenibile: potenziare la rete di raccolta differenziata e degli impianti di trattamento e riciclo dei materiali per migliorare l’economia circolare e la gestione dei rifiuti in tutto il Paese. Sviluppare una filiera agricola/
    alimentare smart e sostenibile, riducendo l’impatto ambientale in una delle eccellenze italiane, tramite supply chain “verdi”.
  • Energia rinnovabile, idrogeno, rete e mobilità sostenibile: sviluppare una leadership internazionale industriale e di conoscenza nelle principali filiere della transizione, promuovendo lo sviluppo in Italia di supply chain competitive nei settori a maggior crescita, che consentano di ridurre la dipendenza da importazioni di tecnologie e rafforzando la ricerca e lo sviluppo nelle aree più innovative (fotovoltaico, idrolizzatori, batterie per il settore dei trasporti e per il settore elettrico, mezzi di trasporto).
  • Efficienza energetica e riqualificazione degli edifici: rafforzare l’efficientamento energetico incrementando il livello di efficienza degli edifici, una delle leve più virtuose per la riduzione delle emissioni in un Paese come il nostro, che soffre di un parco edifici con oltre il 60 per cento dello stock superiore a 45 anni, sia negli edifici pubblici (es. scuole, cittadelle giudiziarie), sia negli edifici privati, come già avviato dall’attuale
    misura “Superbonus”.
  • Tutela del territorio e della risorsa idrica: azioni per rendere il Paese più resiliente agli inevitabili cambiamenti climatici, proteggere la natura e le biodiversità, e garantire la sicurezza e l’efficienza del sistema idrico.
Missione 3 – Infrastrutture per una mobilità sostenibileSi prevedono investimenti pari a 31,5 miliardi. L’obiettivo primario è lo sviluppo di un’infrastruttura di trasporto moderna, sostenibile ed estesa a tutte le aree del Paese. Nello specifico gli ambiti sono:

  • Investimenti sulla rete ferroviaria: completamento dei principali assi ferroviari ad alta velocità ed alta capacità, all’integrazione fra questi e la rete ferroviaria regionale e alla messa in sicurezza dell’intera rete ferroviaria.
  • Intermodalità e logistica integrata: prevede interventi a supporto
    dell’ammodernamento e della digitalizzazione del sistema della logistica. Verranno inoltre realizzati investimenti per la Sicurezza stradale 4.0, al fine di migliorare la sicurezza e la resilienza climatica/sismica di ponti e viadotti, utilizzando le soluzioni fornite dall’innovazione tecnologica e in un’ottica di adattamento ai cambiamenti climatici; saranno finanziati interventi per lo sviluppo del sistema portuale per il miglioramento della competitività, capacità e produttività dei porti italiani, con una particolare attenzione alla riduzione delle emissioni inquinanti; si realizzeranno infine ulteriori interventi di rafforzamento del Servizio ferroviario regionale
Missione 4 – Istruzione e Ricerca

Finanziamento di start-up

Si prevede di integrare le risorse del Fondo Nazionale per l’Innovazione (gestito da Cassa Depositi e Prestiti a sostegno dello sviluppo del Venture Capital in Italia). L’iniziativa, implementata dal MISE, ha come obiettivo l’aumento del numero di imprese innovative beneficiarie del Fondo, al fine di finanziare  investimenti privati con impatti positivi e valore aggiunto sia nel campo della ricerca sia sull’economia nazionale. L’investimento consentirà di sostenere 250 piccole e medie imprese innovative con investimenti per 700 milioni di euro (partecipazione media pari a 1,2 mln di euro).
Missione 5 – Inclusione e Coesione

Creazione di imprese femminili

L’intervento ha lo scopo di:

  • sostenere l’imprenditoria femminile;
  • stimolare la realizzazione di progetti aziendali innovativi per imprese a conduzione femminile già costituite;
  • stimolare l’avvio di imprese femminili tramite la definizione di un’offerta in grado di venire incontro alle necessità delle donne in modo più puntuale (mentoring, supporto tecnico-gestionale, misure per la conciliazione vita-lavoro, ecc.);
  • creare un contesto culturale favorevole ed emulativo tramite una comunicazione che valorizzi l’imprenditorialità femminile, in particolare, presso scuole e università.

Tra gli strumenti operativi è previsto la costituzione del Fondo Impresa Donna, che è in fase di definizione, e il rafforzamento di misure già esistenti, come NITO (per la creazione di PMI e auto-imprenditoria) e Smart&Start (per le start-up e PMI innovative), i cui schemi saranno modificati e adattati per perseguire i fini legati all’imprenditoria femminile. Al Fondo saranno affiancate misure di accompagnamento (mentoring, supporto tecnico-gestionale, misure per la conciliazione vita–lavoro, ecc.), campagne di comunicazione multimediali ed eventi e azioni di monitoraggio e di valutazione.

Missione 5 – Inclusione e Coesione

Rafforzamento delle Zone Economiche Speciali (ZES)

Le ZES (Campania, Calabria, Puglia, Basilicata, Molise, Sicilia, Abruzzo e Sardegna) sono aree del Sud Italia che hanno una legislazione economica di vantaggio. La riforma riguarda la semplificazione del sistema di governance delle ZES e lo sviluppo di meccanismi in grado di garantire un’operatività degli interventi in tempi rapidi e l’insediamento di nuove imprese.

In particolare la riforma riguarderà l’attività e i poteri del Commissario che avrà la titolarità del procedimento di autorizzazione unica e sarà l’interlocutore principale per gli attori economici interessati a investire sul territorio di riferimento

Inoltre, sempre per rendere agevole il procedimento amministrativo di insediamento di nuove imprese, è prevista la realizzazione del Digital One stop Shop ZES, che aumenterà il potenziale di crescita dei territori target, accrescendone l’attrattività nei confronti delle imprese (anche straniere), con
conseguente possibile impatto occupazionale.

Missione 6 – SaluteSono previsti finanziamenti per un importo complessivo pari a 18,5 miliardi  con l’obiettivo di rafforzare la prevenzione e i servizi sanitari sul territorio, modernizzare e digitalizzare il sistema sanitario e garantire equità di accesso alle cure. Nello specifico gli ambiti sono:

  • Reti di prossimità, strutture intermedie e telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale: rafforzare le prestazioni erogate sul territorio grazie al potenziamento e alla creazione di strutture e presidi territoriali (come le Case della Comunità e gli Ospedali di Comunità), il rafforzamento dell’assistenza domiciliare, lo sviluppo della telemedicina e una più efficace integrazione con tutti i servizi socio-sanitari.
  • Innovazione, ricerca e digitalizzazione del servizio sanitario nazionale: rinnovamento e l’ammodernamento delle strutture
    tecnologiche e digitali esistenti, il completamento e la diffusione del Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE), una migliore capacità di erogazione e monitoraggio dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) attraverso più efficaci sistemi informativi. Rilevanti risorse sono destinate anche alla ricerca scientifica e a favorire il trasferimento tecnologico, oltre che a rafforzare le competenze e il capitale umano del SSN anche mediante il potenziamento della formazione del personale.

 

Attuazione del PNRR

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza dovrebbe concludersi nel 2026. In ogni caso bisogna considerare che il programma si integra in un piano molto più ampio, che coinvolge anche altre fonti di finanziamento nazionali ed europee. In riferimento alle risorse nazionali, il nostro Paese ha deciso di costituire un fondo complementare, il Fondo di Bilancio, con una dotazione di 31 miliardi che deve finanziare determinate attività e completare il Piano stesso. L’attuazione del PNRR deve avvenire secondo queste tre premesse:

  • le riforme previste e gli specifici interventi devono essere realizzati ad opera delle relative Amministrazioni centrali o locali a cui fanno riferimento (Ministeri, Regioni, Enti Locali);
  • è previsto un coordinamento e un monitoraggio delle attività di attuazione del Piano; queste attività verranno effettuate da un’apposita commissione, di pertinenza del MEF, che sarà anche l’interlocutrice con la Commissione Europea per il PNRR;
  •  verrà costituita una Cabina di Regia per il PNRR che dovrà monitorare lo stato di avanzamento dei lavori,  promuovere la cooperazione con il partenariato economico, sociale e territoriale, proporre l’attivazione di poteri sostitutivi e modifiche normative per l’implementazione delle misure del Piano.

Tutte le attività implementate saranno sottoposte a un continuo monitoraggio che è in grado di rilevare tutti i dati relativi all’attuazione del PNRR, sia a livello finanziario (spese sostenute per l’attuazione delle misure e le riforme), sia fisico (attraverso la rilevazione degli appositi indicatori), sia procedurale. Oltre a questo sistema, è previsto poi un altro sistema di verifica che ricalca i sistemi di controllo dei fondi strutturali europei; l’obiettivo è quello di prevenire, individuare e contrastare le gravi irregolarità, come le frodi, corruzioni, conflitti di interesse o anche i casi di doppi finanziamenti. L’attività di controllo compete al coordinamento centrale del PNRR, ma anche alle amministrazioni centrali responsabili di misure (autocontrollo).

Infine è previsto un ruolo attivo del Parlamento che dovrà redigere resoconti periodici sull’andamento degli investimenti previsti dal PNRR. Dal 2021 al 2027 entro il 30 giugno di ogni anno il Consiglio dei Ministri deve approvare e inviare alle Camere una relazione, redatta dalla Presidenza del Consiglio dei ministri sulla base dei dati ricevuti dal Ministro dell’Economia e delle Finanze; nella relazione devono essere riportati i prospetti aggiornati sull’utilizzo del programma Next Generation EU e i relativi risultati raggiunti.

 

Fonti articolo
ITALIA DOMANI | PNRR

 



 

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