Regime IVA per cassa: come funziona e a chi conviene

Regime IVA per cassa: cos'è e come funziona

Imprenditori e professionisti con un fatturato che non supera i 2 milioni di euro all’anno possono adottare il regime IVA per cassa o differita, detta anche cash accounting. In vigore dal 1° dicembre 2012, è il sistema IVA alternativo al regime IVA ordinaria o per competenza. In questo articolo capiamo insieme cosa significa regime IVA per cassa, come funziona e tutto ciò che serve per poter valutare l’eventuale adozione o meno di questo sistema.

Cosa significa “Regime IVA per cassa”

Le attività che adottano il regime dell’Iva per cassa, possono determinare l’imposta periodica dell’IVA da versare applicando il così detto principio di cassa: ovvero, l’ammontare della liquidazione IVA è calcolato considerando solo le operazioni per le quali l’incasso o l’esborso del denaro sia già avvenuto.

Per le vendite si considerano, quindi, solo le transazioni per le quali sia avvenuto l’incasso della relativa fattura emessa. Lo stesso per gli acquisti: per detrarre l’IVA su beni o servizi acquistati è necessario che sia avvenuto il pagamento ai fornitori. In ogni caso l’imposta diventa esigibile al massimo entro un anno dall’effettuazione dell’operazione (unica eccezione nel caso in cui il cliente, durante questo termine, è sottoposto a una procedura concorsuale, come ad esempio il fallimento).

Il regime dell’IVA per cassa è alternativo al regime IVA ordinario che utilizza il principio di competenza per la liquidazione dell’imposta sul valore aggiunto, dove l’IVA si detrae o si paga al momento in cui la fattura è emessa a prescindere dall’effettivo incasso o esborso di denaro.

 

Come funziona l’IVA per cassa

Il regime IVA per cassa è stato introdotto dall‘articolo 32-bis del Dl 83/2012, con l’intento di tutelare professionisti e piccoli imprenditori che fanno difficoltà a farsi pagare dai loro clienti. Si pensi a quelle imprese che lavorano quasi esclusivamente con la Pubblica Amministrazione, che impiega tantissimo tempo per saldare le fatture ricevute, visti i tempi lunghissimi di approvazione delle spese.

Per la liquidazione periodica dell’IVA occorre considerare il momento di pagamento del corrispettivo per individuare il mese (se in liquidazione mensile) o il trimestre (se in liquidazione trimestrale) di competenza. Se il pagamento avviene in una modalità diversa dal denaro contante, l’imprenditore o il professionista deve far riferimento ai documenti contabili in suo possesso, che attestino l’avvenuto accreditamento dei corrispettivi a fronte di una fattura emessa (per esempio assegni, bonifici, ricevute bancarie, eccetera). Se il pagamento o l’incasso è parziale, l’imposta è esigibile o detraibile per la proporzione di importo incassato o pagato (pro-quota).

 

Come registrare una fattura IVA per cassa

Quando si emette una fattura attiva in regime IVA per cassa occorre indicare la dicitura “Operazione con IVA per cassa, come previsto dell’art. 32 bis del D.L. 83/2012, convertito in Legge 134/2012”. Se manca questa annotazione nella fattura, l’imposta si considera esigibile secondo le regole ordinarie. Il cliente che riceve una fattura di questo tipo può detrarre l’IVA relativa all’acquisto già nel momento in cui effettua l’operazione, anche se non ha ancora pagato la fattura stessa.

Per quanto riguarda la fatturazione elettronica in regime IVA per cassa, bisognerà indicare nella sezione del file XML “DatiAnagraficiCedenteType” il rigo RF17 IVA per cassa (art. 32-bis, D.L. 83/2012).

 

 

Come aderire all’IVA per cassa:  quali requisiti servono

Chi inizia per la prima volta un’attività imprenditoriale o da professionista può aderire al regime IVA per cassa se prevede che il volume di affari non supererà 2 milioni di euro. Chi già svolge un’esercizio di impresa, arti o professioni e volesse passare dal regime IVA ordinario a quello differito, deve avere i seguenti requisiti:

  • nel periodo di imposta precedente non deve aver superato un fatturato di 2 milioni di euro: nel calcolo del volume d’affari bisogna considerare sia le operazioni assoggettate all’IVA per cassa sia le operazioni escluse (ad esempio quelle soggette a reverse charge)
  • l’attività è rivolta non solo ai privati, ma anche a soggetti che esercitano attività d’impresa, arte e professioni
  • non ci si avvale già di un regime speciale per l’IVA, come ad esempio il regime del margine

Per poter adottare il cash accounting non bisogna fare alcuna comunicazione preventiva. In pratica ha validità il “comportamento concludente” durante la liquidazione periodica dell’imposta sul valore aggiunto. L’adesione viene formalmente comunicata tramite la dichiarazione annuale IVA (quadro VO) ed è valida dal 1° gennaio dell’anno in cui si è esercitata o si è iniziata l’attività. Una volta aderito al regime IVA per cassa è previsto un vincolo triennale: decorsi questi 3 anni, la validità viene rinnovata di anno in anno, salvo revoca.

 

Le operazioni escluse dall’IVA per cassa

Non tutte le transazioni, attive o passive, rientrano in questo regime. Il legislatore ha infatti previsto alcune operazioni che ne sono escluse. Le operazioni attive escluse sono:

  • le operazioni effettuate applicando i regimi speciali Iva (ad esempio, quelli per l’agricoltura e le attività connesse, del margine, delle agenzie di viaggi e turismo)
  • le operazioni effettuate nei confronti di contribuenti che non agiscono nell’esercizio d’imprese, arti o professioni
  • le operazioni effettuate nei confronti di contribuenti che assolvono l’imposta mediante il meccanismo dell’inversione contabile (reverse charge)
  • le operazioni soggette ordinariamente a esigibilità differita, senza limite annuale (articolo 6, quinto comma, Dpr n. 633/1972), come le vendite allo Stato, alle Asl, agli enti ospedalieri oppure le cessioni di prodotti farmaceutici effettuate dai farmacisti
  • le cessioni intracomunitarie, le cessioni all’esportazione e le operazioni assimilate, i servizi internazionali o connessi agli scambi internazionali, per i quali il cedente o prestatore nazionale non indica l’IVA in fattura e non è debitore della relativa imposta

Le operazioni passive escluse sono:

  • gli acquisti di beni o servizi soggetti all’imposta sul valore aggiunto con il metodo dell’inversione contabile (reverse charge)
  • gli acquisti intracomunitari di beni
  • le importazioni di beni
  • le estrazioni di beni dai depositi IVA.

 

Come uscire dall’IVA per cassa

Dal regime IVA per cassa si può uscire in due casi. Quanto si supera il fatturato annuale: se durante l’anno si superano i 2 milioni di euro, si esce in automatico dal regime IVA per cassa. Il cash accounting non potrà più essere applicato a partire dal mese successivo a quello in cui si supera la soglia del fatturato previsto.

Il regime IVA differita si può anche revocare: passato il vincolo del triennio, è possibile fare la revolca del regime IVA per cassa e passare al regime IVA ordinario. Basta semplicemente barrare la casella relativa alla revoca nella dichiarazione IVA (quadro VO, riga 15).

 

 

IVA per cassa pro e contro

Il regime IVA per cassa è auspicabile sicuramente per quelle attività che fanno tante vendite e pochi acquisti: in presenza di molte transazioni attive, infatti, è utile poter pagare l’IVA solo quando il corrispettivo si è effettivamente incassato, mentre pagarla in anticipo metterebbe a rischio la liquidità dell’impresa. E’ utile anche quando ai clienti sono concessi tempi di pagamento lunghi sulle fatture attive.

Di contro, non sarebbe un regime che conviene adottare se l’azienda effettua molti acquisti: in questo caso l’IVA si può detrarre solo quando le fatture passive vengono pagate. Per imprese di questo tipo sarebbe meglio adottare il regime IVA ordinario che permette di detrarre l’IVA già quando la fattura viene emessa, anche se non ancora pagata. Pertanto, l’adozione di un regime IVA piuttosto che un altro deve valutare con attenzione la tipologia di attività che si svolge e deve in primis tutelare la liquidità aziendale.



 

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