Reverse charge: guida rapida e quando si applica

Reverse charge

Il reverse charge è un particolare meccanismo fiscale utilizzato in alcuni settori commerciali, dove l’obbligo di rilevare l’IVA viene spostato dal venditore al cliente. Nella pratica, in caso di reverse charge, il venditore o prestatore d’opera emette una fattura senza l’applicazione dell’IVA: sarà il cliente a doverne calcolare e dichiarare il valore alle autorità fiscali, pur realizzandosi la neutralità dell’imposta (come meglio spiegato di seguito).

Il meccanismo dell’inversione contabile del reverse charge è stato istituito nel 1972 dal Decreto IVA, sostanzialmente per permettere alle imprese non residenti senza partita IVA di effettuare operazioni contabili in Italia (revese charge esterno). Nel tempo è stato esteso anche ad altre operazioni tra aziende resistenti in Italia (revese charge interno) con il fine di combattere l’evasione fiscale e le frodi, in considerazione dell’abuso del diritto alla detrazione dell’IVA.

 

Cosa significa inversione contabile?

L’inversione contabile è un meccanismo fiscale che sposta l’obbligo di assolvere l’IVA dal soggetto che emette la fattura a quello che la riceve. Si basa su un particolare metodo di registrazione, dove il venditore emette una fattura senza IVA e il cliente la integra con l’importo dell’IVA dovuta. Per fare ciò, il cliente dovrà annotare l’acquisto contemporaneamente sia nel registro IVA acquisti sia nel registro IVA vendite: ciò realizza dal punto di vista contabile la neutralità dell’imposta, ovvero non comporta alcun versamento di imposta per il cliente.

L’integrazione ha il solo scopo di dare evidenza all’operazione.

 

In questo articolo cerchiamo di risponde a tutti i dubbi relativi al funzionamento del reverse charge.

Cos’è il reverse charge

Il reverse charge è un meccanismo di inversione contabile applicato in alcuni settori commerciali, e come tale rappresenta una deroga alla normale gestione dell’IVA che di solito stabilisce che chi vende beni o fornisce servizi debba addebitare l’IVA al cliente. Per regola generale, la norma IVA prevede infatti che sia il venditore ad emettere la fattura e incassare il valore dell’IVA (diventando così debitore nei confronti dell’Erario per l’IVA percepita – c.d. IVA a debito).

Con il reverse charge si ha invece la seguente situazione:

  • il venditore o prestatore d’opera (che nel seguito, per brevità chiameremo solo ‘venditore‘) emette una fattura senza IVA con l’indicazione del regime di inversione contabile: non incassa l’IVA e quindi non la deve versare all’Erario;
  • Il cliente non dovrà pagare l’IVA, ma dovrà integrare la fattura ricevuta dell’IVA mancante, annotandola sul registro IVA vendite e IVA acquisti. Tale integrazione ha il solo scopo di dare evidenza all’operazione.

 

Reverse charge interno e reverse charge esterno

Distinguiamo due casi di applicazione di reverse charge:

  • Reverse charge esterno: si applica alle transazioni con venditori esteri, che possono fare parte o meno dell’UE.
  • Reverse charge interno: si applica alle transazioni tra soggetti passivi italiani per determinate categorie di beni e servizi considerati ad alto rischi di evasione fiscale, come ad esempio edilizia, oro, prodotti elettronici, tablet, gas ed energia.

 

Perché si applica il reverse charge?

Il reverse charge è stato inizialmente previsto quale istituto transitorio nell’attesa dell’introduzione dell’IVA comunitaria. In Italia, questo meccanismo è stato poi esteso internamente per combattere le così dette frodi carosello, ovvero dei grossi reati fiscali finalizzati all’evasione dell’IVA e realizzati da gruppi di società. Queste società si organizzavano ed effettuavano una serie di operazioni, maturando da un lato debiti IVA che non pagavano e dall’altro crediti IVA che incassavano dallo Stato, per poi chiudere creando così ingenti profitti illeciti. Tale pratica ebbe particolare diffusione in alcuni settori commerciali (come ad esempio l’edilizia) oggi obbligati alla reverse charge.

 

 

Quando si applica il reverse charge

In Italia la normativa di riferimento per il reverse charge il DPR 633/1972 (c.d. «decreto IVA») che ha individuato con precisione tutte le transazioni che sono soggette a reverse charge. I settori interessati riguardano l’edilizia, i dispositivi elettronici, l’oro, i rottami, il gas e l’energia, le attività dei consorzi.

 

Quali sono le prestazioni soggette a reverse charge

L’applicazione del reverse charge è stata estesa alle prestazioni di:

PRESTAZIONERIFERIMENTO NORMATIVO
Operazioni effettuate in Italia da soggetti non residenti nei confronti di soggetti passivi stabiliti nel territorio dello StatoArt. 17, comma 2, DPR 633/1972 (Decreto IVA)
Operazioni intracomunitarie ed estrazione dei beni da un deposito IVA ai fini della loro utilizzazione o in esecuzione di atti di commercializzazioneArtt. 46, 47 e 50-bis, comma 6, DL 331/1993
Cessioni imponibili di oro da investimento, cessioni di materiale d’oro e di prodotti semilavorati di purezza pari o superiore a 325 millesimi.Art. 17, comma 5, DPR 633/1972 (Decreto IVA)
Prestazioni di subappalto nel settore edileArt. 17, comma 6, lettera a, DPR 633/1972 (Decreto IVA)
Cessioni di fabbricati o di porzioni di fabbricato per le quali nel relativo atto il cedente abbia espressamente manifestato l’opzione per l’imposizione.Art. 17, comma 6, lettera a-bis, DPR 633/1972 (Decreto IVA)
Prestazioni di servizi di pulizia, di demolizione, di installazione di impianti e di completamento relative ad edifici.Art. 17, comma 6, lettera a-ter, DPR 633/1972 (Decreto IVA)
Cessioni di telefoniniArt. 17, comma 6, lettera b, DPR 633/1972 (Decreto IVA)
Cessioni di console da gioco, tablet, PC e laptopArt. 17, comma 6, lettera c, DPR 633/1972 (Decreto IVA)
Trasferimenti di quote di emissioni di gas a effetto serraArt. 17, comma 6, lettera d-bis, DPR 633/1972 (Decreto IVA)
Trasferimenti di certificati relativi al gas e all’energia elettricaArt. 17, comma 6, lettera d-ter, DPR 633/1972 (Decreto IVA)
Cessioni di gas e di energia elettrica a un soggetto passivo-rivenditoreArt. 17, comma 6, lettera d-quater, DPR 633/1972 (Decreto IVA)
Cessioni di rottami e cascami, nonché cessioni dei semilavorati di alcuni metalli, ivi comprese le ceneri di alluminio.Art. 74, commi 8 e 9, DPR 633/1972 (Decreto IVA)
Acquisti di prodotti agricoli da produttori esoneratiArt. 34, commi 6, DPR 633/1972 (Decreto IVA)

 

Reverse charge edilizia

Uno dei settori per i quali il legislatore ha previsto l’applicazione del reverse charge è quello edile. Il reverse charge in edilizia viene applicato per contrastare la somministrazione illecita di manodopera e ridurre il rischio di evasione fiscale dell’IVA da parte delle aziende operanti nel settore.

È stato introdotto con il Decreto fiscale del 26 ottobre 2019, n. 124 (in particolare, co 1 e 2 dell’art. 4 del D.L. n. 124/2019, convertito in legge) che ha aggiunto l’articolo 17bis nel decreto legislativo del 9 luglio 1997, n. 241 ( «Ritenute e compensazioni in appalti e subappalti ed estensione del regime del reverse charge per il contrasto dell’illecita somministrazione di manodopera») con decorrenza dal 1° gennaio 2020.

Nel settore edile l’inversione contabile viene applicata in due rami principali:

  • subappalti edili
  • servizi legati ai beni immobili

Applicazione nei Subappalti Edili
Il reverse charge edilizia trova applicazione nelle imprese che forniscono servizi attraverso contratti di appalto e subappalto. Sono richiesti tre presupposti contemporaneamente ai fini dell’applicazione del reverse charge:

  • oggettivo: l’operazione deve riguardare lavori edili;
  • contrattuale: deve esistere un rapporto giuridico, quindi un contratto, tra le parti, riconducibile allo schema negoziale dell’appalto;
  • ribaltamento di posizione contrattuale: la prestazione di servizi deve essere eseguita da un committente che a sua volta ha contrattato con un terzo l’esecuzione della stessa prestazione, sempre sulla base di un rapporto giuridico riconducibile all’appalto.

Le aziende coinvolte in questo processo comprendono imprese appaltatrici, affidatarie e subappaltatrici. Inoltre, la fattura deve riportare sempre la dicitura dell’inversione contabile quale “operazione soggetta al reverse charge ex art. 17, comma 6 del DPR 633/1972“.

Applicazione nel Settore dei Servizi Immobiliari
Con la Legge di Stabilità 2015 (L. 190/2014) il campo di applicazione del reverse charge edilizia è stato ulteriormente ampliato, includendo ad esempio i servizi di pulizia, demolizione, installazione di impianti, completamento di edifici.

 

 

Come funziona il reverse charge

Chi emette una fattura in reverse charge senza IVA, indicherà sulla stessa che l’operazione è in inversione contabile: nel documento riporterà la dicitura “operazione soggetta al reverse charge ex art. 17, comma .., lett. … DPR 633/1972”, riportando il comma e l’eventuale lettera a cui si riferisce l’operazione specifica (ad esempio per la cessione dei cellulare bisogna riportare il riferimento al comma 6 lett. b).

Il meccanismo del reverse charge può essere applicato in due modi:

  1. Integrazione fattura con annotazione: il cliente che riceve la fattura, annota sul documento l’integrazione relativa all’IVA ed effettua una doppia registrazione, nel registro delle acquisti e in quello delle vendite.
  2. Emissione di autofattura: il cliente che riceve la fattura emette un’autofattura per integrare l’IVA. A tal fine, dovrà fare in contabilità una doppia registrazione: nel registro delle acquisti e in quello delle vendite.

Nel primo caso, il soggetto passivo IVA non emette alcun documento nuovo, mentre nel secondo caso emette l’autofattura. Oggi, con la fatturazione elettronica si utilizza la seconda metodologia: l’integrazione con annotazione è di fatto superata, anche se nella prassi comune si continua sempre ad utilizzare il termine integrazione in riferimento a questa tipologia di operazioni.

In ogni caso, la doppia registrazione contabile in conti opposti (IVA acquisti e IVA vendite) rende neutra l’operazione contabile relativa all’IVA e non viene effettivamente effettuato il pagamento dell’imposta (c.d. doppia annotazione ai fini IVA).

 

Reverse charge: come si registrano le fatture

Reverse charge: come si registrano le fatture

 

Come si registrano le autofatture reverse charge in contabilità

Il cliente (acquirente) che riceve la fattura reverse charge deve quindi integrare l’IVA mancante: vediamo meglio come.

Immaginiamo che un’azienda acquisti servizi edili per un valore di 15.000 euro. Questi servizi sono soggetti al reverse charge, come stabilito dalla legislazione fiscale.

Quindi:

  • Il venditore emette la fattura di 15.000 euro senza l’IVA per i servizi edili
    1. riporta sul documento la dicitura dell’inversione contabile, ad esempio “operazione soggetta al reverse charge ex art. 17, comma 6 del DPR 633/1972”
    2. registra la fattura nel registro delle fatture emesse per l’importo di 15.000 euro
  • L’acquirente riceve la fattura e deve effettuare una doppia registrazione contabile
    1. registra la fattura nel registro acquisti (senza IVA, ossia 15.000 euro)
    2. è obbligato a integrare l’IVA del documento ricevuto: calcola, quindi,  l’IVA dovuta sull’importo degli acquisti in base all’aliquota applicabile (22%): 15.000 * 22% = 3.300
    3. registra l’autofattura per annotare nel registro delle fatture emesse, indicando l’IVA calcolata ossia 3.300

 

Sulla base dell’esempio precedente, vediamo le registrazioni contabili in prima nota.

 

Registrazioni in partita doppia del venditore:

Per la vendita materiali edili per € 15.000,00 in reverse charge, il venditore registrerà l’operazione sul registro delle fatture emesse

CONTO DAREAVERE
Conto Cliente€ 15.000
Merci C/Vendite€ 15.000

 

Registrazioni in partita doppia dell’acquirente:

L’acquirente dovrà registrare la fattura di acquisto ricevuta, e dovrà anche integrare questa fattura con l’indicazione dell’IVA dovuta (22%) che nel nostro caso ammonta a 3.300 € (15.000 * 22% = 3.300).

Vediamo come fare.

 

Registrazioni contabili in partita doppia 

Si deve registrare la fattura in reverse charge ricevuta nel registro fatture emesse e anche nel registro fatture ricevute. A tal fine, in partita doppia deve registrare l’acquisto sostenuto, il debito verso il venditore, l’IVA da versare e quella da detrarre.

Quindi le scritture in partita doppia saranno le seguenti.

 

  1. Registrazione nel registro IVA acquisti
CONTO DAREAVERE
Merci C/Acquisti€ 15.000,00
Conto Iva Acquisti€ 3.300,00
Fornitore € 18.300,00

Attenzione: l’importo che l’acquirente deve al venditore non è € 18.300, ma € 15.000, pertanto bisognerà correggere l’importo con la relativa scrittura contabile.

 

  1. Registrazione nel registro IVA vendite: per fare questa operazione si utilizza un conto fittizio relativo al reverse charge.
CONTO DAREAVERE
Cliente Reverse Charge€ 18.300,00
Merci C/Vendite€ 15.000,00
Conto IVA Vendite€ 3.300,00

A questo punto l’IVA è pareggiata.

 

  1. Adesso l’azienda deve rilevare il corrispettivo effettivo da pagare al venditore e occorre stornare il ricavo di vendita registrato per mettere a pari l’IVA. Occorre quindi fare una terza registrazione in partita doppia.
CONTO DAREAVERE
Merci C/Vendite€ 15.000,00
Fornitore € 3.300,00
Cliente Reverse Charge€ 18.300,00

In questo modo l’acquirente ha la seguente situazione:

  • sul conto Fornitore un debito di € 15.000;
  • sul conto Conto Iva Acquisti, l’IVA da detrarre di € 3.300;
  • sul conto Conto IVA Vendite, l’IVA da versare di € 3.300;
  • il conto Merci c/Vendite e il conto Cliente reverse charge sono chiusi.

 

L’IVA pertanto si azzera e si concretizza la neutralità dell’imposta.

 

Registrazioni in partita doppia con il software contabile

Dall’esempio sopra, si può evincere come la complessità di gestione del reverse charge sia in carico al cliente, ovvero a chi acquista il prodotto/servizio in reverse charge, che dovrà inserire più movimenti contabili per integrare l’Iva. Utilizzando un software contabile, questa gestione viene notevolmente semplificata: vediamo come.

I software contabili hanno delle funzionalità specifiche, che sono pensate apposta per gestire in modo ottimale la casistica del revese charge: ad esempio, il sistema gestionale King ottimizza riducendo le attività d’inserimento ad un unico movimento contabile, sfruttando un particolare meccanismo di “doppio protocollo”.

Grazie a questo sistema, l’acquirente, ricevuta la fattura di acquisto con applicazione del reverse charge, farà un unico inserimento e il sistema contabile King integrerà l’Iva aggiornando i conti IVA e i registri IVA:

Reverse charge: esempio registrazione in prima nota, con software contabile King

Reverse charge: esempio registrazione in prima nota, con software contabile King

Nel brogliaccio, possiamo vedere la semplificazione:

Reverse charge: esempio scritture contabili su stampa del brigliaccio di prima nota del software contabile King

Reverse charge: esempio scritture contabili su stampa del brogliaccio di prima nota del software contabile King

Contabilmente, avremo 2 movimenti:

 

Registrazione fattura per il registro IVA acquisti

CONTO DAREAVERE
Merci C/Acquisti€ 15.000,00
Fornitore € 15.000,00

 

Rilevazione dell’IVA 

CONTO DAREAVERE
Erario c/o Iva acquisti€ 3.300,00
Erario c/o Iva vendite€ 3.300,00

 

I registri IVA saranno automaticamente stampati in modo corretto, come richiesto dalla normativa, riducendo al minimo i movimenti contabili a giornale.

 

Fattura elettronica e reverse charge

Come detto sopra, con la fatturazione elettronica l’integrazione contabile viene effettuata emettendo un’autofattura: a tal fine, occorre riprendere la distinzione tra reverse charge interno ed esterno.

 

Sul tema della gestione della reverse charge con fattura elettronica, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito alcuni aspetti nella Circolare n. 45/E/2005, paragrafo 2.7.2:“posto che la fattura ricevuta non può essere in alcun modo modificata, l’acquirente deve predisporre un altro documento in cui annotare sia i dati necessari per l’integrazione sia gli estremi della fattura estera (cfr circolare 23 febbraio 1994, n. 13/E).

Detto documento, se emesso in forma elettronica, è allegato alla fattura originaria e reso immodificabile mediante l’apposizione del riferimento temporale e della firma elettronica qualificata. Qualora, invece, il documento integrativo sia redatto su supporto cartaceo, si rende necessario materializzare la fattura estera, per conservarla congiuntamente al menzionato documento, ovvero, in alternativa, convertire il documento integrativo analogico in formato elettronico”.

Nella Circolare n. 13/E/2018, l’Agenzia delle Entrate evidenzia che:

“vista la natura del documento elettronico transitato tramite SdI -di per sé non modificabile e, quindi, non integrabile -che la numerazione della fattura o qualsiasi altra integrazione della stessa…possa essere effettuata secondo le modalità già ritenute idonee in precedenza (cfr. la risoluzione n. 46/E del 10 aprile 2017 e le circolari ivi richiamate), ossia, ad esempio, predisponendo un altro documento, da allegare al file della fattura in questione, contenente sia i dati necessari per l’integrazione sia gli estremi della stessa”.

Sempre su questo tema, con la Faq n. 38 del 27 novembre 2018 l’Agenzia delle Entrate evidenzia inoltre:

“al fine di rispettare il dettato normativo, l’Agenzia ha già chiarito con la circolare 13/E del 2 luglio 2018 che una modalità alternativa all’integrazione della fattura possa essere la predisposizione di un altro documento, da allegare al file della fattura in questione, contenente sia i dati necessari per l’integrazione sia gli estremi della stessa. Al riguardo, si evidenzia che tale documento – che per consuetudine viene chiamato “autofattura” poiché contiene i dati tipici di una fattura e, in particolare, l’identificativo Iva dell’operatore che effettua l’integrazione sia nel campo del cedente/prestatore che in quello del cessionario/committente – può essere inviato al Sistema di Interscambio e, qualora l’operatore usufruisca del servizio gratuito di conservazione elettronica offerto dall’Agenzia delle entrate, il documento verrà portato automaticamente in conservazione”.

 

 

Come e quando fare la fattura elettronica per il reverse charge interno

Per le transazioni in reverse charge effettuate nel territorio italiano, il venditore emette una fattura elettronica con codice natura N6.x – Inversione contabile. Per quanto riguarda i codici natura da utilizzare per questa operazione, il tracciato XML della fattura elettronica prevede i seguenti codici:

  • N6.1 inversione contabile – cessione di rottami e altri materiali di recupero
  • N6.2 inversione contabile – cessione di oro e argento puro
  • N6.3 inversione contabile – subappalto nel settore edile
  • N6.4 inversione contabile – cessione di fabbricati
  • N6.5 inversione contabile – cessione di telefoni cellulari
  • N6.6 inversione contabile – cessione di prodotti elettronici
  • N6.7 inversione contabile – prestazioni comparto edile e settori connessi
  • N6.8 inversione contabile – operazioni settore energetico
  • N6.9 inversione contabile – altri casi

Al ricevimento della fattura il cliente integra i dati relativi all’IVA con un documento elettronico (obbligatorio dal 1 gennaio 2022): tipo documento TD16 – Integrazione fattura reverse charge interno, dove, oltre ai dati necessari e il riferimento alla fattura ricevuta, verrà riportata l’aliquota IVA e l’importo dell’imposta dovuta.

La registrazione della fattura ricevuta deve avvenire entro 15 giorni dal ricevimento della fattura del venditore con riferimento al mese di competenza IVA: pertanto l’emissione del nuovo documento va fatta entro questo termine temporale.

Come e quando fare la fattura elettronica per il reverse charge esterno

Quando il cliente italiano non riceva fattura elettronica o bolletta doganale a fronte della transazione con l’operatore estero, deve provvedere a creare una fattura elettronica da trasmettere all’Agenzia delle Entrate. In particolare bisognerà emettere uno dei seguenti tipi di documento:

  • TD17 per l’integrazione/autofattura per acquisto servizi dall’estero;
  • TD18 per l’integrazione per acquisto di beni intracomunitari;
  • TD19 per l’integrazione/autofattura per acquisto di beni art. 17, comma 2 del DPR 633/1972 da soggetto estero.

Il documento va emesso e inviato al Sistema di Interscambio entro il 15° giorno del mese successivo a quello in cui è stato ricevuto il documento estero.

 

Reverse charge e split payment: differenza

Il reverse charge e lo split payment sono entrambi meccanismi fiscali utilizzati per la gestione dell’IVA, ma hanno modalità di applicazione differenti. Ecco le principali differenze tra i due.

 

REVERSE CHARGESPLIT PAYMENT
SignificatoInversione contabileScissione dei pagamenti
ScopoCombattere l’evasione fiscale e semplificare la gestione IVACombattere l’evasione fiscale e semplificare la gestione IVA
Come funzionaIl venditore emette fattura senza IVA che dovrà essere calcolata e assolta dal clienteIl venditore emette una fattura comprensiva di IVA e la PA che la riceve separa i due pagamenti: salda l’imponibile al venditore, mentre l’IVA la versa direttamente all’Erario
Ambito di applicazioneViene applicato in ambito B2B per specifiche transazioni individuate dal Decreto IVAViene applicato nelle transazioni tra privati e Pubblica Amministrazione. Nelle transazioni dove è obbligatorio applicare il reverse charge quest’ultimo prevale sullo split payment
Gestione contabileIl venditore emette una fattura senza IVA, con dicitura che indica l’inversione contabile; il cliente che riceve la fattura deve annotare sul documento ricevuto l’importo dell’IVA oppure emettere un’autofattura con l’integrazione dell’impostaLa PA deve effettuare due pagamenti: uno destinato al venditore per l’importo dell’imponibile dell’operazione, e l’altro è il versamento dell’IVA in un conto dedicato alle autorità fiscali

 

 

Sanzioni previste

Il regime sanzionatorio in tema di reverse charge prevede sanzioni diverse a secondo dell’irregolarità commessa. La normativa di riferimento è D.LGS. 471/97. Vediamo di semplificare quanto previsto dal legislatore.

 

IRREGOLARITÀ COMMESSATIPO SANZIONE PREVISTA
Omissione degli adempimenti relativi al reverse charge e/o mancata contabilizzazione dell’operazioneSanzione amministrativa che va da un minimo di 500 euro a un massimo di 20.000 euro.

Quando l’operazione non risulta contabilizzata nemmeno nelle scritture per l’imposte sui redditi la sanzione viene elevata in modo proporzionale con una percentuale sull’imponibile che va dal 5% al 10%, con un minimo di 1.000 euro. Questo, nel caso in cui l’operazione non risulti neppure dalla contabilità tenuta ai fini delle imposte sui redditi. Questa più pesante sanzione dipende dalla maggiore gravità attribuita al soggetto committente che ha messo in atto tali condotte.

Imposta erroneamente assolta dal venditore, in luogo del clienteÈ prevista una sanzione il cliente non è tenuto all’assolvimento dell’imposta, ma è punito con una sanzione amministrativa in misura fissa che va da un minimo di 250 euro a un massimo di 10.000 euro.
Mancata applicazione del reverse charge in caso di imposta indetraibile (totalmente o parzialmente)È prevista una sanzione proporzionale che va dal 90% al 180% dell’imposta indetraibile per dichiarazione infedele. Oltre a questa viene poi applicata la sanzione per indebita detrazione pari al 90% dell’imposta.
Mancata ricezione di fattura soggetta a reverse charge o ricezione di fattura irregolareQuando il cliente non riceve la fattura soggetta a reverse charge ha tempo fino al 30° giorno successivo al quarto mese dalla data di effettuazione dell’operazione oppure in caso di ricezione di una fattura irregolare ha tempo trenta giorni per emettere l’autofattura o documento integrativo, e assolvere l’imposta entro gli stessi termini.

In caso di mancata regolarizzazione nei termini di legge è prevista una sanzione pari al 100% dell’imposta non regolarizzata, con il minimo di 250 euro.

 

A queste sanzioni si aggiunge il caso in cui il cliente applichi il reverse charge su una fattura con operazioni non imponibili o comunque non soggette ad imposta sul valore aggiunto. Durante l’accertamento, bisogna eliminare sia il debito che il credito IVA dalle liquidazioni periodiche IVA. Per questo caso la legge non prevede sanzioni a meno che il reverse charge sia stato applicato su operazioni inesistenti: la sanzione prevista va dal 5% al 10% dell’imponibile, con un minimo di 1.000 euro.

Il versamento della sanzione va effettuato con il Modello F24 utilizzando il codice tributo 8904 (sanzioni in materia di IVA) riferito all’anno in cui è stata accertata la irregolarità.

 

Fonti articolo
MEF | DPR 633/1972
GAZZETTA UFFICIALE | D.LGS. 471/1997



 

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