Ritenuta d’acconto e regime forfettario

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Il regime forfettario è un particolare regime contabile di vantaggio per quei soggetti IVA che non hanno un fatturato elevato e permette di avere l’esonero da alcuni obblighi fiscali e contabili. I forfettari non conteggiano l’IVA nelle proprie fatture, perché viene applicata una percentuale forfettaria sul totale annuo dei redditi, in base a precise regole. Per quanto riguarda le ritenute d’acconto, chi si trova in regime forfettario non agisce come sostituto d’imposta né viene trattato come un sostituito.

In questo articolo vediamo perché il meccanismo della ritenuta alla fonte non viene applicato al regime forfettario.

La ritenuta d’acconto può essere utilizzata da un forfettario?

I soggetti IVA che operano con regime forfettario sono esonerati dalla ritenuta alla fonte. Lo ha spiegato esplicitamente l’Agenzia delle Entrate nella circolare del 10 aprile 2019, n. 9/E, nella quale – tra le semplificazioni previste per i forfettari – è scritto che questi soggetti “non sono tenuti ad operare le ritenute alla fonte, ivi comprese le addizionali regionali e provinciali, pur essendo obbligati a indicare in dichiarazione il codice fiscale del soggetto a cui sono stati corrisposti emolumenti senza operare, all’atto del pagamento, la relativa ritenuta d’acconto”. Pertanto il chiarimento è esplicito:

chi si trova in regime forfettario non deve fare o ricevere ritenuta d’acconto né sulle fatture attive né su quelle passive.

 

Cosa significa esonero da ritenute d’acconto nel regime forfettario

Cosa comporta quindi l’esonero dalla ritenuta alla fonte? Ricordiamo che la ritenuta d’acconto è una parte del compenso che viene trattenuta alla fonte dal sostituto d’imposta. Quest’ultimo, che potrebbe essere il datore di lavoro o comunque il soggetto che paga il lavoratore, si impegna ad anticipare allo Stato un acconto IRPEF del proprio collaboratore.

Le categorie che sono esonerate dal meccanismo della sostituzione d’imposta, come i forfettari, non devono né agire come sostituti d’imposta (nel caso di pagamento di collaborazioni), né tantomeno subirne l’applicazione sulle prestazioni effettuate. Pertanto:

  • per le fatture attive ossia per le prestazioni effettuate si consiglia di inserire sempre oltre dicitura relativa all’esenzione dell’IVA ad esempio “Operazione in franchigia da IVA ai sensi dell’art. 1 Co. 54-88 della L.23.12.2014 n. 190” anche la dicitura in cui si richiede di non applicare la ritenuta d’acconto, come ad esempio “Corrispettivo non soggetto a ritenuta d’acconto in quanto assoggettato a imposta sostitutiva ex art.1, comma 67 L. 190 del 23.12.2014“;
  • per le fatture passive ossia per le prestazioni ricevute da altri collaboratori il forfettario non è tenuto al pagamento della ritenuta d’acconto; deve soltanto indicare nella dichiarazione dei redditi (quadro RS) il codice fiscale delle persone che hanno lavorato per lui e hanno ricevuto quindi un compenso

 

Fonti articolo
AGENZIA DELLE ENTRATE | CIRCOLARE 10/E 04/04/2016



 

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