Smart Working: quali software utilizzare?

Smart working software

Lo smart working o lavoro agile è una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro caratterizzata dall’assenza di vincoli orari o spaziali e da un’organizzazione per fasi, cicli e obiettivi: i processi collaborativi vengono digitalizzati per aumentare la produttività, ridurre i costi e rendere più flessibile l’attività.

Studi recenti rilevano che lo Smart Working permette una migliore conciliazione fra vita privata e professionale (78% del campione), un maggior benessere organizzativo (71%) e l’aumento della produttività e qualità del lavoro (62%). (Fonte: Osservatorio sullo Smart Working del Politecnico di Milano)

Avviare un progetto di Smart Working significa modificare molte abitudini aziendali: per questo, serve un percorso di profondo cambiamento culturale e un intervento su diversi piani dal punto di vista giuridico, tecnico, manageriale e formativo. In questo articolo vediamo insieme cos’è il lavoro agile e quali sono le tecnologie oggi a supporto per poterlo adottare.

Che cos’è lo smart working o lavoro agile?

Lo smart working o lavoro agile è un approccio innovativo al lavoro che permette al cosiddetto smart worker di gestire meglio i tempi lavorativi e la vita privata, senza perdere (anzi aumentando) la produttività lavorativa. Richiede che tra il datore di lavoro e il lavoratore si stipuli un accordo in cui il primo permette al dipendente di organizzarsi il lavoro senza vincoli di spazio o tempo, mettendo così in atto un’organizzazione per obiettivi da raggiungere, secondo quanto stabilito a monte fra le due parti.

Riprendendo la definizione dell’Osservatorio sullo Smart Working: lo Smart Working è una nuova filosofia manageriale fondata sulla restituzione alle persone di flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati. Un nuovo approccio al modo di lavorare e collaborare all’interno di un’azienda, che si basa su quattro pilastri fondamentali: revisione della cultura organizzativa, flessibilità rispetto a orari e luoghi di lavoro, dotazione tecnologica e spazi fisici.

Secondo un recente studio sempre dell’Osservatorio sullo Smart Working, il lavoro agile in Italia è ormai utilizzato sia dalle PMI che dalla PA, ma incontra ancora molti ostacoli o rallentamenti che ne impediscono una giusta diffusione e utilizzo. In particolare, ciò che davvero serve alle aziende italiane è superare una mentalità vecchia secondo la quale lo smart working è solo un lavoro in remoto: occorre invece vederlo come uno strumento che facilita l’evoluzione delle organizzazioni.

Lo smart working non va infatti confuso con il telelavoro, che ha una disciplina a parte e presenta rilevanti differenze rispetto al lavoro agile. In particolare, il telelavoro si configura come una dislocazione della postazione di lavoro in quanto stabilisce che un dipendente svolga l’intero orario di lavoro presso una postazione lontana dalla sede dell’azienda, ma ben individuata. È una scelta che si fa all’origine del contratto: in pratica si lavora sempre da casa, secondo orari precisi e definiti preventivamente.

Con lo smart working non tutto l’orario viene svolto in remoto: si stabiliscono alcuni giorni da lavorare in azienda e altri da lavorare a casa o in luoghi scelti dal dipendente in totale autonomia. Inoltre, il lavoro agile è organizzato per risultati da raggiungere in un determinato periodo, secondo orari flessibili.

 

La normativa sullo Smart working

Con l’evoluzione tecnologia e delle organizzazioni in generale, si è compresa l’importanza di dover normare questa nuova tipologia di rapporto di lavoro che anche in Italia ha preso piede. È per questo che il Jobs Act del 2017 (L. 81/2017) ha introdotto “Misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato“. Dall’articolo 18 all’articolo 24 la legge disciplina il lavoro agile in Italia.

Per i lavoratori che lavorano in smart working la legge prevede un trattamento economico e normativo identico ai dipendenti che svolgono il lavoro presso la sede dell’azienda. Questa parità è assicurata anche grazie alla tutela INAIL (circolare n. 48/2017) per gli infortuni e le malattie professionali.

Le imprese italiane che intendono adottare il lavoro agile possono usufruire di una piattaforma dedicata, messa a disposizione dal Ministero del Lavoro, dove è possibile depositare gli accordi di smart working. Per accedere occorre avere lo SPID. È importante indicare:

  • i dati del datore di lavoro
  • i dati del dipendente
  • la tipologia di lavoro agile (tempo determinato o indeterminato)
  • la durata del lavoro agile.

Inoltre:

  • per il datore di lavoro non è obbligatorio a fornire i device tecnologici (pc, connessione) al dipendente. La norma prevede che il datore di lavoro sia responsabile della sicurezza e del buon funzionamento degli strumenti tecnologici per lo svolgimento del lavoro.
  • In caso di uso della mensa, se il dipendente effettua lavoro agile da casa, il datore di lavoro non è tenuto a dare alcun ticket restaurant, tanto meno in emergenza.
  • È consentito effettuare lavoro straordinario anche in smart working, dietro esplicita autorizzazione del datore di lavoro o se questi lo richieda preventivamente. In ogni caso la prestazione si deve svolgere entro i soli limiti di durata massima dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale, derivanti dalla legge e dalla contrattazione collettiva.
  • Per quanto riguarda la connessione a internet che il dipendente deve usare per effettuare lo smart working si può applicare quanto previsto per il telelavoro: il rimborso dei costi sostenuti dal dipendente per l’uso della connessione alla rete, costituisce “rimborso di spese di interesse esclusivo del datore di lavoro anticipate dal dipendente. Per le ragioni esposte, ai rimborsi in questione non vanno applicate da parte del sostituto le relative ritenute fiscali, previdenziali e assistenziali” (risoluzione 357/E del 2007 dell’Agenzia delle Entrate).

 

Smart working in situazioni straordinarie

In seguito all’emergenza Coronavirus (COVID-19) il Governo è intervenuto più volte nella regolamentazione dello smart working. In particolare si è reso necessario lo smart working per tutte quelle attività non legate alle prime necessità e che si possono svolgere senza alcuna difficoltà da casa: il Dpcm dell’11 marzo 2019 segna proprio una svolta imponendo come forma lavorativa primaria il lavoro agile rispetto a quello in azienda.

Per chi esce da casa per recarsi al lavoro deve portare con sé un’autocertificazione, che attesti che il lavoro che svolge si può fare esclusivamente presso la sede lavorativa (si pensi al personale sanitario, al personale dei generi alimentari e così via). La stessa cosa è raccomandata anche per la pubblica amministrazione: la raccomandazione è di individuare le “attività indifferibili da rendere in presenza“.

Per poter avviare il lavoro agile in tempi di emergenza straordinaria, il Dpcm dell’8 marzo ha stabilito anche:

Non obbligatorietà di accordi preventivi
la modalità di lavoro agile può essere applicata, per la durata dello stato di emergenza (fino al 31 luglio 2019), dai datori di lavoro a ogni rapporto di lavoro subordinato, anche in assenza degli accordi individuali previsti. Basterà solo un’autocertificazione
Informativa sulla sicurezza
il datore di lavoro deve recapitare al proprio dipendente l’informativa sulla sicurezza sul lavoro tramite email (o comunque in via telematica). L’Inail ha messo a disposizione un modulo apposito.

In via straordinaria lo smart working è raccomandato per l’intero orario lavorativo. Il dipendente malato o in quarantena non deve assolutamente prestare lavoro, nemmeno in forma agile.

 

SOFTWARE GESTIONALE IN CLOUD

Emergenza sanitaria COVID-19

L’emergenza sanitaria COVID-19 obbliga le aziende a lavorare in Smart Working: per aiutarti in questo momento critico, Datalog omaggia l’utilizzo delle piattaforme cloud KING AZIENDA e KING STUDIO per Marzo e Aprile 2020. Ci auguriamo così di darti un piccolo contributo, aiutando i tuoi collaboratori a lavorare meglio da casa.

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Software e tecnologie per lo smart working

Esistono ormai numerosi strumenti tecnologici che facilitano il lavoro agile e orientarsi fra questi non è facile: il loro obiettivo è stabilire una connessione tra persone remote che agevoli la condivisione e lo svolgimento dei processi lavorativi, per distribuire e condividere documenti e informazioni in modo immediato, facile e sicuro.

Quando si parla di tecnologie per lo smart working si fa riferimento sia alle piattaforme software sia ai device utilizzati o messi a disposizione dall’azienda, anche se oggi ormai tutti i sistemi sono resi fruibili da ogni device.

Per ottimizzare i processi operativi di smart working è necessario integrare più strumenti e coprire aree funzionali diverse: per questo, di seguito abbiamo raggruppato le tecnologie per funzione-obiettivo e indicato, per ognuna, alcune delle soluzioni oggi più diffuse.

Piattaforme di cloud storage

I cloud storage sono delle piattaforme in grado di salvare e archiviare file e cartelle online, senza avere la necessità di salvarli su un computer o un server. Sono accessibili in qualsiasi momento e da qualsiasi dispositivo connesso (pc, tablet o smartphone) che abbia la possibilità di sincronizzare, aggiornare e recuperare i file salvati sulla piattaforma. Tramite queste piattaforme è possibile depositare file multimediali proteggendoli dai danni che possono colpire l’hardware. Tra i più noti cloud storage, possiamo citare Google Drive, Dropbox, Amazon aw3 ma anche Microsoft 365 con la virtualizzazione delle procedure office.

Software per VoIP e Centralino VoIP

I software per VoIP (Voice Over IP) servono per la trasmissione di voce e dati online (file, messaggi): consentendo di trasmettere chiamate vocali via internet, migliorando la mobilità dei dipendenti. Si utilizzano da qualsiasi device: computer, smartphone e tablet. Spesso sono integrati da chat e software per le conferenze online, e permettono anche il reporting della chiamate ricevute e trasmesse. Anche per questi software la privacy viene garantita con la crittografia end-to-end. Gli esempi più noti di questo tipo di tool sono Skype, Zoiper e Google Duo.

Oltre ai software VoIP, nelle media e grandi aziende spesso si virtualizza la gestione del centralino implementando dei sistemi PBX o PABX (Private Branch eXchange o Private Automatic Branch eXchange oggi sinonimi) che permettono di connettere i servizi della rete telefonica privata a servizi VoIP. In questo modo, la centrale telefonica utilizzata in azienda come rete interna ed esterna, viene virtualizzata con una consolle centralino VoIP che permette di trasmettere tutte le chiamate anche su dispositivi remoti. Tra i sistemi più diffusi per la virtualizzazione del centralino ricordiamo Asterix .

Software per messaggistica istantanea

Più che software si tratta di app o applicazioni in grado di gestire messaggi istantanei sia di testo, che vocali, video o condivisione di file multimediali. Solitamente per garantire la privacy dei messaggi inviati e ricevuti queste applicazioni sono dotate della crittografia end-to-end ossia una tecnologia in grado di assicurare che soltanto i soggetti di una chat possano decifrare i messaggi senza che questi vengano memorizzati o anche solo letti né dai server dell’applicazione né da terzi (ad esempio polizia, governi, eccetera).

Oggi una delle applicazioni più utilizzate è sicuramente WhatsApp. Quando due dispositivi si connettono alla chat vengono create due coppie di chiavi private e interdipendenti. Queste chiavi restano sui rispettivi device e sono invisibili anche all’applicazione stessa. In questo modo per ogni messaggio inviato, WhatsApp è in grado di recapitarlo al destinatario, ma non può né decifrarlo e né leggerlo. La crittografia end-to-end protegge i messaggi anche da eventuali attacchi di hacker, che non sono in grado di decodificarli. Altri 2 esempi di applicazioni di messaggistica istantanea, oltre a WhatsApp, abbiamo Messanger (la chat di Facebook) e Telegram.

Software di collaborazione aziendale

I Collaboration Software servono ad agevolare la comunicazione tra i vari membri di un team aziendale. La parola d’ordine è appunto collaborazione, pertanto il team deve essere abituato e predisposto a raggiungere un unico obiettivo di business. Questi software possono essere utilizzati sia per lavorare da remoto che non , tramite la rete internet, e vengono spesso integrati da software per le video conferenze o di messaggistica istantanea.

La loro caratteristica principale è quella di sviluppare e migliorare la condivisione di progetti e attività aziendali: ad esempio la condivisione di file e report, di news e aggiornamenti, etc… In generale sono software di supporto che agevolano la comunicazione e lo scambio di informazioni tra persone che non sono fisicamente vicine. Sono in grado di tracciare e salvare le varie discussioni, senza perderne la cronologia, come pure memorizzare tutte le modifiche apportate ai file condivisi da ogni membro. Esempi tra i più noti software di collaboration, sono Facebook Workplace e Microsoft Teams.

Software per videoconferenze

Per poter effettuare conferenze o meeting online questi software offrono un’ottima soluzione perché consentono a postazioni, che sono collegate in remoto, di accedere alla riunione. Questi software consentono la condivisione dello schermo per fare streaming di presentazioni o documenti vari, con la possibilità di poter regolare l’audio o il microfono dei vari partecipanti. Questi applicativi offrono anche chat istantanee o strumenti per gestire i vari interventi (l’alzata di mano elettronica). I software per videoconferenze solitamente sono integrati da software per la gestione di project management o collaboration software.

Alcuni esempi di questo tipo possono essere Google Hangouts, Zoom e GoToMeeting (ma ce ne sono veramente tanti) .

Software per Task Management

Sono tool che vengono utilizzati spesso in integrazione con i software per il project management, e permettono di monitorare molto bene i tempi di un progetto, assegnano la deadline e creano liste di task da assegnare ai diversi membri del team, impostando anche gli orari di lavoro. Inoltre permettono la condivisione di idee, file e feedback sulle attività, velocizzando così i processi del progetto. Alcuni di questi software hanno anche funzionalità di gestione di budget, sincronizzazione delle mail, promemoria delle attività e interfacce di collaborazione. Sono facilmente integrabili con altri tool che gestiscono altri aspetti sempre legati alla progettazione aziendale. Fra i più conosciuti di questi tool possiamo citare Remember the milk e Teamwork.

Software per Project Management

I Project Management Software sono i software di supporto per la pianificazione, il monitoraggio, la generazione di report di progetti aziendali. Con questi software diventa più facile e veloce definire deadline e milestone e assegnare i task al team. Il team del progetto tramite questo tool ha visibilità sugli obiettivi di breve, medio e lungo termine, sulle roadmap dei progetti, sullo stato avanzamento, sui rilasci in tempo reale. Possono essere di vari tipi:

  • Collaborativi: più soggetti interagiscono nella gestione del progetto, anche nello stesso momento.
  • Verticali: solo una persona alla volta può apportare modifiche al progetto.
  • Integrati: sono costituiti da funzioni diverse che si integrano tra loro.

Le tipologie di questi software sono tante e quindi è molto importante per l’azienda capire bene quali esigenze sono prioritarie e scegliere la tipologia che meglio soddisfa le sue priorità. Ad esempio per un team potrebbe essere importante gestire il progetto con il diagramma di Gantt, mentre per un altro team potrebbe essere più necessario un Kanban, per un altro ancora potrebbe essere fondamentale utilizzare l’approccio Scrum o altro. Esempi di questo tipo di software possono essere Asana, Trello, Hibox e molti altri.

Software Remote Desktop

I software remote desktop sono software utilizzati dai servizi IT di un’azienda e servono per consentire collegamenti device dislocati in altre sedi: sono utilizzati moltissimo per l’assistenza tecnica a distanza. Questi software permettono la condivisione dello schermo, il controllo del pc a cui ci si sta collegando, l’invio di messaggi di testo e di file. Alcuni hanno anche tool per effettuare videoconferenze o formazione online. Esempio di questa tipologia di software sono TeamViewer e AnyDesk.

 

Come organizzare lo Smart Working

Avviare lo smart working in azienda comporta cambiamenti importanti nella mentalità di tutte le persone , l’introduzione di nuove tecnologie digitali e un’organizzazione diversa degli spazi lavorativi. A questo proposito riportiamo una riflessione molto interessante di Fiorella Crespi, Direttore dell’Osservatorio Smart Working:

Agire sulla flessibilità, responsabilizzazione e autonomia delle persone significa trasformare i lavoratori da ‘dipendenti’, orientati e valutati in base al tempo di lavoro svolto, a ‘professionisti responsabili’ focalizzati e valutati in base ai risultati ottenuti. Fare Smart Working a un livello più profondo significa fare un ulteriore passo oltre, lavorando sull’attitudine e i comportamenti delle persone, promuovendo un pieno engagement, per far sì che i lavoratori diventino veri e propri ‘imprenditori’ con un’attitudine all’innovazione e alla creatività”.

Quello che deve cambiare è quindi l’approccio al lavoro: questo vale non solo per i dipendenti, ma vale anche per la direzione dell’azienda che dovrà rivedere i propri processi di gestione, di controllo e supervisione.

 

Progetto smart working: le fasi di avvio

Progetto smart working: come avviarlo

 

Il fattore umano come punto di partenza nel lavoro agile

Il primo passo da fare è valutare la propria readiness ossia quanto l’azienda è pronta a iniziare un processo di cambiamento di approccio al lavoro. Introdurre il lavoro agile deve portare ad una riflessione profonda sul valore delle risorse umane coinvolte e non coinvolte.

Per un’azienda che decide di adottare lo smart working è importante lavorare sull’accettazione della nuova formula lavorativa da parte dei propri dipendenti: per chi resta in ufficio l’esclusione dallo smart working potrebbe essere percepito come un mancato benefit e, quindi, produrre una sorta di frustrazione per il senso di discriminazione derivante. Viceversa, per lo smart worker il fatto di frequentare poco l’ufficio potrebbe generare la sensazione di essere penalizzati ed esclusi da eventuali possibilità di carriera all’interno dell’azienda. Questi aspetti si superano, ad esempio, studiando un piano di smart working equilibrato dove ogni lavoratore effettua 1 o 2 giorni di lavoro agile a settimana: strategia adottata oggi dalla maggior parte delle aziende italiane, che risulta essere bilanciata e portare ottimi risultati.

Nell’organizzazione del processo, è fondamentale fare attenzione ad ogni aspetto coinvolto; serve:

  • ridefinire i codici di comportamento del personale d’azienda;
  • definire obiettivi di carriera per gli smart worker;
  • definire e condividere strumenti di valutazione del lavoro;
  • implementare sistemi di condivisione e interazione con tutti i membri di un team (siano smart worker o no);
  • utilizzare periodicamente strumenti di sondaggio (survey) fra i dipendenti per identificare criticità, opportunità e margini di miglioramento nell’organizzazione del lavoro.

Lo smart working, per essere attuato, richiede una forte motivazione che parte delle alte cariche aziendali con un approccio di tipo top-down, che spinga la nuova filosofia organizzativa, con un sistema funzionale e incentivante per tutti. Il management di un’azienda deve far passare ai propri dipendenti il messaggio chiaro e forte sull’importanza del nuovo processo, dando maggiore fiducia allo smart worker.

L’organizzazione per obiettivi nello smart working

Più che sul numero di ore, il lavoro agile viene organizzato e strutturato per obiettivi, anche se questo ovviamente dipendente tantissimo dalla tipologia di attività dell’azienda. In ogni caso il punto di partenza sono i task ossia i compiti da assegnare ad ogni risorsa: ci possono essere attività ricorrenti, per le quali diventa molto semplice stabilire gli obiettivi, mentre più complicato è farlo per attività non ricorrenti, per le quali occorre quantificare le ore per portarle a termine.

A tal fine può essere molto utile mettere giù una specifica dettagliata per ogni attività da stimare. Una volta pronta va assegnata allo smart worker che, in base alla specifica, dovrà definire l’effort necessario per portarla a termine, indicando il numero di giornate necessarie per concludere il compito. Quando si ha la stima delle ore si procede alla pianificazione, programmazione e inserimento nel calendario lavoro dell’attività. Tramite software appositi di project management condiviso, ogni smart worker è in grado di sapere ogni giorno quale attività dovrà svolgere.

Aziende molto grandi che utilizzano lo smart working già da tempo come Google e LinkedIn, utilizzano gli OKR (Objectives and Key Results), con i quali si fissano dei punti di arrivo (obiettivi non misurabili oggettivamente) da raggiungere tramite dei risultati chiave (step misurabili). Quest’ultimi sono costituiti da tutte quelle attività che bisogna fare per arrivare a raggiungere gli obiettivi fissati. Questa modalità si rifà al metodo Agile. Secondo questa metodologia per ogni obiettivo da raggiungere si possono fissare al massimo 5 KR e viene fissato un tempo per ogni ciclo di lavoro (solitamente 3 mesi). Il raggiungimento del traguardo finale è collaborativo perché coinvolge tutti i rami e i membri dell’azienda ognuno nel proprio ruolo e apporto.

Gli OKR si rilevano utili per le aziende che vogliono utilizzare lo smart working perché permettono di “ribaltare” il processo: la definizione degli OKR deve essere il risultato di un lavoro di squadra dove sono gli smart worker a definire obiettivi e risultati chiave. Ovviamente questi poi vanno rivisti insieme ai manager e gli altri lavoratori e vanno allineati con gli obiettivi di business dell’azienda stessa.

È importante non fissare troppi obiettivi contemporaneamente. I risultati chiave vanno poi condivisi con tutta l’azienda, grazie alla tecnologia digitale di condivisione e collaborazione. Gli OKR vanno impostati ogni 3 o 6 mesi (molto dipende da quanto è grande l’impresa). Per fare un esempio, in Google i top manager fanno incontri e rivedono gli obiettivi squadra per squadra ogni trimestre. I leader di ogni gruppo in questa occasione illustrano gli obiettivi e come saranno misurati. I risultati vengono condivisi nella rete interna dell’azienda e sono accessibili a tutta l’organizzazione.

La scelta di tool e software per lo smart working

Quando l’azienda ha stabilito gli obiettivi e le modalità con le quali raggiungerli, il passo successivo è l’individuazione della tecnologia da utilizzare. Esistono tantissime soluzioni software che si adattano alle diverse esigenze aziendali, definite dai loro processi organizzativi. Nel paragrafo successivo approfondiamo il tema dei tool e software per lo smart working.

La policy del lavoro agile

La fase successiva alla scelta della tecnologia è quella relativa alla scrittura di un documento di policy chiaro e semplice, che stabilisca le regole per il lavoro agile e quelle per il lavoro in ufficio. Nel documento andranno specificati anche il numero di giorni alla settimana che possono essere svolti in smart working (di solito al massimo tre).

Per le grandi realtà potrebbe essere di grande aiuto creare un documento accessibile online di linee guida e FAQ relative allo svolgimento dello smart working. Utile sarebbe anche la condivisione di un forum o un gruppo social chiuso, dove gli smart worker possano condividere la loro esperienza di lavoro. Importante è che gli smart worker più anziani facciano da tutor ai nuovi entrati.

Il monitoraggio e la verifica dei risultati dello smart working

Una volta avviato il progetto di smart working questo va sempre monitorato per verificare che non ci siano disfunzioni e che i risultati vengano raggiunti e misurati. Per questo step utilissima è sicuramente la tecnologia che si sceglie perché i lavori vengono quotidianamente condivisi e quindi sono accessibili al team e alla direzione aziendale. Inoltre strumenti di verifica sono le riunioni in videoconferenza o da fissare direttamente in azienda.

Alcune conclusioni su tecnologia e smart working

La tecnologia si conferma un fattore importante per abilitare la crescita e lo sviluppo delle imprese, anche in termini di utilizzo del lavoro agile. Quello che però risulta davvero importante (se non fondamentale) è evidenziare che da sola non basta: l’efficienza tecnologica aziendale è risultato di una strategia più complessa e multilivello, il cui fattore abilitante è la cultura interna. Anche lì dove l’innovazione tecnologica è avanti spesso l’operatività è rallentata a causa di un approccio mentale poco aperto. Nel caso dello smart working spesso sono propri i dirigenti che preferiscono avere i propri collaboratori/subalterni nella sede aziendale per averli “sotto controllo”: si fa ancora fatica a capire che la vera innovazione risiede nel dotarsi della giusta tecnologia e nell’organizzare la produttività per risultati e obiettivi.

La tecnologia andrà sempre di conseguenza, sarà sempre trainata dalla capacità di innovazione di ogni singola realtà: per vincere, vanno ripensate, quindi, le logiche di governo dei processi interni, i modelli di gestione e motivazione delle persone, il clima e la cultura aziendale. Anche il più avanzato strumento tecnologico, integrato in una realtà che non ha sviluppato le competenze funzionali e organizzative per farlo proprio, non funzionerà: l’arricchimento delle competenze è necessario per poter seguire questo tipo di progetti.

Fonti Articolo:
GAZZETTA UFFICIALE | L. 81/2017
GAZZETTA UFFICIALE | DPCM 11 marzo 2020
GAZZETTA UFFICIALE | DPCM 8 marzo 2020
AGENZIA DELLE ENTRATE | Risoluzione n 357 del 7/12/2007



 

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