Split payment: cos’è e come funziona

Split payment fattura elettronica

Split in inglese significa spaccare e, nel linguaggio economico-aziendale, indica un’operazione di scissione: quindi “split payment” significa “scissione dei pagamenti“. Si tratta di un meccanismo di liquidazione dell’IVA che prevede, nei rapporti tra le imprese verso la Pubblica Amministrazione, che sia l’ente pubblico a saldare il debito IVA direttamente all’Erario. Essendo rivolto al settore pubblico, tutto deve essere documentato tramite un sistema di Fatturazione elettronica.

In questo articolo svilupperemo i seguenti argomenti:

 

Split Payment: che cos’è

Lo Split Payment è un meccanismo di scissione pagamenti, con il quale le PA versano l’IVA direttamente all’Erario e non al fornitore. È una chiara deroga alla procedura standard, dove l’IVA viene solitamente pagata al fornitore e da questo all’Erario. Il Governo italiano ha introdotto questo nuovo strumento con l’intento di ridurre le frodi in ambito IVA e l’evasione fiscale.

 

Split Payment: i soggetti autorizzati

Ogni anno il Dipartimento delle Finanze pubblica l’elenco dei soggetti autorizzati ad applicare lo split payment IVA. I soggetti autorizzati per l’anno 2021 sono i seguenti:

  • società controllate di fatto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dai Ministeri;
  • enti o società controllate dalle Amministrazioni Centrali;
  • enti o società controllate dalle Amministrazioni Locali;
  • enti o società controllate dagli Enti Nazionali di Previdenza e Assistenza;
  • enti, fondazioni o società partecipate per una percentuale complessiva del capitale non inferiore al 70 per cento, dalle Amministrazioni Pubbliche;
  • società quotate inserite nell’indice FTSE MIB della Borsa italiana.

Oltre a queste società sono autorizzate alla scissione dei pagamenti tutte le amministrazioni pubbliche comprese nell’elenco IPA, consultabile direttamente sul sito del MEF, ad eccezione dei soggetti che vengono classificati come Gestori di pubblici servizi, in quanto sono esclusi dall’obbligo di fattura elettronica per la PA.

 

 

Quando si applica lo split payment?

Lo split payment si applica a tutte le operazioni fatturate alle PA a partire dal primo gennaio 2015, per le quali l’esigibilità dell’imposta si verifica successivamente a tale data.

Alcune operazioni non sono assoggettabili allo split payment, quali:

  • transazioni per le quali è stato emesso scontrino fiscale, ricevuta fiscale o altra tipologia di certificazione dei corrispettivi
  • operazioni che non comportano l’indicazione dell’IVA in fattura
  • cessioni di beni e prestazioni di servizi soggette al reverse charge, in quanto tale meccanismo di inversione contabile IVA ha predominanza sullo split payment.

 

Iva Split Payment e le sanzioni applicabili

L’Agenzia delle Entrate si è pronunciata in tema di sanzioni applicabili quando non venga adottato regolarmente il regime di split payment: il caso sottoposto riguardava un fornitore di sistemi di segnalazione luminosa per aeroporti e l’ente pubblico aeroportuale. La PA coinvolta si rifiutava di accettare le fatture elettroniche emesse dal fornitore con scissione di pagamento, sostenendo che il tipo di prestazione rientrasse nel regime di esenzione dell’IVA. Nella risposta all’interpello (numero 109 del 20 aprile 2020), l’Agenzia delle Entrate si è così pronunciata:

  1. anzitutto, in base alle informazioni raccolte, ha inquadrato la posizione tra i due contraenti rientrante nel sistema di split payment, escludendo la non imponibilità IVA;
  2. conseguentemente a questa premessa, l’Agenzia ha affermato che l’IVA “è in ogni caso versata” dall’ente pubblico: quando c’è la scissione dei pagamenti questa deve essere debitamente indicata dal fornitore nella fattura elettronica e l’imposta viene assolta dall’acquirente. Detto questo, vengono indicate le sanzioni applicabili:
    • al fornitore: nel caso in cui non emetta fattura con split payment è punibile con una sanzione amministrativa da euro 1.000 a euro 8.000 (art. 9, comma 1, d.lgs.  471/1997);
    • all’ente pubblico: in quanto responsabile del versamento all’Erario dell’imposta. Pertanto, in caso di omissione o ritardo del versamento IVA allo Stato, la PA è sottoposta a sanzione amministrativa pari al 30% dell’importo non versato (art. 13 d.lgs.  471/1997)

 

Split Payment per Professionisti

La Legge 96/2017 aveva esteso lo split payment anche a coloro che emettono fattura con ritenuta d’acconto: liberi professionisti, lavoratori autonomi, agenti intermediari e, in generale, nei casi in cui il destinatario della fattura operi in qualità di sostituto di imposta. L’estensione partiva dal 1 luglio 2017. Con il Decreto Crescita 2019 (DL. 34/2019) i professionisti, che applicano la ritenuta d’acconto, sono stati eliminati dalle categorie che possono effettuare lo split payment. Questa variazione è stata voluta dal Governo per semplificare il più possibile gli obblighi a carico dei professionisti.

 

Split Payment e fattura elettronica: codice natura IVA

Trattandosi di vendita beni e/o servizi alla Pubblica Amministrazione, le fatture emesse verso questi enti devono essere tutte FatturePA: emissione, trasmissione e conservazione seguono la procedura standard della fatturazione elettronica verso la Pubblica Amministrazione. Lo split payment, quindi, andrà inserito nel tracciato XML della FatturaPA. Nel blocco dati “DatiRiepilogo” , sezione “EsigibilitaIVAoccorre inserire il valore “S (scissione dei pagamenti). Bisogna solo fare attenzione che nel campo codice “Natura” non siano presenti i valori relativi all’inversione contabile o reverse charge (da N6.1 a N6.9 secondo il nuovo tracciato XML). Un’ultima precisazione in merito: nel blocco “DatiPagamento” il campo “ImportoPagamento” deve riportare solo il valore dell’imponibile ossia di quanto effettivamente dovuto.

 

 

Split Payment IVA: come versarla

L’esigibilità dell’imposta si ha al momento del pagamento della fattura, a meno che la PA destinataria abbia deciso di anticiparla al momento della registrazione della fattura ricevuta. In ogni caso questo non ha nessuna ripercussione sul fornitore. L’imposta potrà essere assolta in uno dei seguenti modi:

  • Versamenti distinti per ciascuna fattura la cui Iva è divenuta esigibile;
  • Versamento unico giornaliero relativo a tutte le fatture per le quali l’Iva è divenuta esigibile quello stesso giorno;
  • Versamento cumulativo, entro il giorno 16 di ciascun mese, relativo a tutte le fatture per le quali l’Iva è divenuta esigibile nel mese precedente.

Il versamento può avvenire in tre modalità diverse a secondo della tipologia di PA ossia:

  • Se l’ente dispone di un conto corrente presso la Banca d’Italia: versamento con il modello F24 Enti pubblici 
  • Se l’ente dispone di un conto corrente presso Poste Italiane: versamento unificato con F24 ordinario
  • Se l’ente non ha nessuno dei due conti sopra citati: versamento direttamente in un apposito capitolo del bilancio dello Stato

 

IVA versata in eccesso nello Split Payment: come recuperarla

Come si gestisce il caso in cui il fornitore sbagli in eccesso l’aliquota IVA (ad esempio inserisca aliquota 10% anziché 4%) nella relativa fattura elettronica? In questo caso, dopo che l’Amministrazione Finanziaria accerta l’errore (da apposita documentazione contabile), sarà possibile per l’ente pubblico recuperare l’IVA versata in eccesso. Si possono presentare due casi.

Emissione di Nota di Variazione

Se non è ancora trascorso un anno dall’emissione della fattura con split payment, il fornitore potrà emettere una nota di variazione: questa dovrà contenere un esplicito riferimento alla fattura originaria, dovrà essere numerata e dovrà riportare l’importo della variazione e la relativa imposta. Per la gestione contabile del recupero, la PA dovrà effettuare opportune registrazioni; in particolare:

  • se la transazione è di tipo commerciale, così come fatto per la fattura di origine, dovrà registrare la nota di variazione nel Registro IVA vendite (contestualmente alla registrazione della stessa nel Registro IVA acquisti): così facendo si otterrà lo storno dell’imposta a debito non dovuta e la rettifica dell’imposta detraibile;
  • se la transazione non è di tipo commerciale, per la parte di IVA versata in eccesso, la PA provvederà a detrarla dai versamenti IVA successivi, relativi alla scissione dei pagamenti.

Recupero IVA in assenza di nota di variazione

Se è passato più di un anno dall’emissione della fattura imputata, il fornitore non può più emettere la nota di variazione. Come fa la PA a recuperare i versamenti IVA effettuati in eccesso? L’Agenzia delle Entrate ha risposto a questo quesito con risoluzione n. 79/E del 21 dicembre 2020. In pratica in questi casi l’Ente Pubblico deve fare domanda di rimborso all’Amministrazione Finanziaria, attestando che l’IVA versata non sia effettivamente dovuta e che, quindi, trattasi di “una fattispecie di pagamento indebito oggettivo o di arricchimento senza causa da parte dell’Amministrazione finanziaria in relazione all’IVA versata“.

 

Split Payment: un meccanismo in deroga alla legge comunitaria

Lo split payment è stato introdotto per la prima volta in Italia dalla Legge di Stabilità del 2015 e costituisce una deroga agli articoli 206 e 226 della direttiva europea 112/2006, che rappresenta una sorta di testo unico di tutte le norme sul sistema comune di IVA per gli stati membri. Per questo motivo, per poter continuare ad utilizzare lo split payment, è necessaria un’autorizzazione specifica del Consiglio UE.

Al momento della sua prima autorizzazione la deroga scadeva il 31 dicembre 2017; successivamente il Consiglio EU ha derogato ulteriormente questo termine permettendo allo stato italiano l’utilizzo di questo meccanismo di pagamento IVA fino al 30 giugno 2020 (Consiglio UE 2017/784/UE del 25 aprile 2017). Il 3 luglio 2020 il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha pubblicato un comunicato stampa in cui ha annunciato la decisione da parte del Consiglio d’Europa di prorogare lo split payment all’Italia fino al 30 giugno 2023.

Riportiamo qui di seguito il testo del comunicato:

Il 22 giugno 2020 la Commissione europea ha adottato la proposta del Consiglio che estende fino al 30 giugno 2023 l’autorizzazione concessa all’Italia per l’applicazione dello split payment come misura speciale di deroga a quanto previsto dalla direttiva 2006/112/CE in materia di IVA. Il Consiglio ha nel frattempo raggiunto l’accordo politico sulla proposta di decisione, che sarà formalmente adottata e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea non appena saranno finalizzati i testi in tutte le lingue ufficiali dell’UE. Lo split payment continuerà ad applicarsi quindi fino al 30 giugno 2023 alle operazioni effettuate nei confronti di pubbliche amministrazioni e altri enti e società, secondo quanto previsto dall’articolo 17-ter del decreto del Presidente della Repubblica 633/1972 sull’Istituzione e disciplina dell’imposta sul valore aggiunto

 

Riferimenti Normativi

Lo split payment è stato introdotto per la prima volta con il DDL di Stabilità del 2015, in ottemperanza all’articolo 17-ter del DPR 633/1972. Recentemente è stato modificato per alcuni aspetti con la Legge n. 172/2017, con effetto dal 1 gennaio 2018.

Una delle novità apportate è relativa alle fatture emesse fino al 30 giugno 2017 per le quali le PA dovevano segnare gli acquisti fatti nella sfera commerciale, sia nei registri acquisti, che nei registri fatture o corrispettivi e l’importo dell’IVA doveva confluire nelle liquidazioni periodiche.

Per le fatture emesse a partire dal 1 luglio 2017 le PA possono scegliere se utilizzare la stessa modalità oppure possono decidere di annotare le fatture nei registri o nei corrispettivi gestendo, di fatto, l’IVA in Split Payment commerciale insieme all’IVA splittata sugli acquisti istituzionali.

Tutti i controlli sulla regolarità dei versamento spettano all’Agenzia delle Entrate. Le PA devono però mettere a disposizione della stessa tutta la documentazione necessaria (rigorosamente in formato digitale) perché si possa effettuare il controllo di corrispondenza tra l’importo dell’IVA dovuta e di quella versata per ciascun mese di riferimento.

 

Fonti articolo
AGENZIA DELLE ENTRATE | Interpello nr 243/2019
AGENZIA DELLE ENTRATE | Interpello nr 109/2020
AGENZIA DELLE ENTRATE | Interpello nr 79E/2020
AGENZIA DELLE ENTRATE | D.Lgs. 471/1997
GAZZETTA UFFICIALE UE | DIRETTIVA 2006/112/CE
GAZZETTA UFFICIALE | L. 96/2017
GAZZETTA UFFICIALE | DL. 34/2019
GAZZETTA UFFICIALE | L. 190/2014
GAZZETTA UFFICIALE | DPR 633/1972
GAZZETTA UFFICIALE | L. 172/2017



 

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