Proroga split payment IVA fino a giugno 2023

Split payment fattura elettronica

In tema di fatturazione elettronica verso la Pubblica Amministrazione, lo split payment è uno strumento adottato in Italia dal 2015 per combattere l’evasione fiscale e controllare i versamenti IVA. In deroga alla disciplina UE sull’IVA, il 24 luglio 2020 la Commissione Europea ha accettato di prorogare fino al 30 giugno 2023 l’utilizzo della scissione dei pagamenti per l’Italia, con decorrenza a partire dal 1 luglio 2020.

In questo articolo approfondiamo le ragioni che hanno spinto il governo italiano a richiedere un’ulteriore proroga del meccanismo e le annotazioni dell’Unione Europea.

Proroga split payment IVA: le ragioni dell’Italia

Ricordiamo che lo split payment è un meccanismo che riguarda direttamente le PA: in pratica nelle transazioni con le imprese private, come fornitrici di beni o servizi, la liquidazione dell’IVA all’Erario viene effettuata dall’ente pubblico anziché dal venditore, che emette fattura elettronica PA con l’indicazione della scissione dei pagamenti.

Il governo italiano ha motivato la sua richiesta di rinvio della scadenza, sostenendo il fatto che lo split payment si è rivelato uno strumento antifrode più efficace della fatturazione elettronica obbligatoria: agisce prima che venga compiuta la frode, mentre il controllo delle fatture scatta dopo rispetto al reato.

In secondo luogo, con la scissione dei pagamenti, le aziende interessate si trovano costantemente in una posizione IVA a credito e devono, pertanto, chiedere rimborso effettivo dell’IVA versata: questi soggetti passivi hanno priorità rispetto agli altri creditori. Ciò comporta che le domande di rimborso per lo split payment abbiano la precedenza anche nel corso delle indagini preliminari per eventuali accertamenti di frode all’Erario.

Le annotazioni CE per la proroga dello split payment

Da parte sua il Consiglio UE fa una premessa: nel 2014 l’Italia ha introdotto la fatturazione elettronica obbligatoria verso la Pubblica Amministrazione anche come misura anti evasione. Insieme ad altre misure prese nel corso degli anni, sarebbe dovuto essere più semplice per le autorità fiscali italiane la verifica incrociata delle dichiarazione dei contribuenti e il controllo dei versamenti IVA.

A regime, tutte queste misure dovevano fare in modo che non si derogasse più alla direttiva 2006/112/CE (una sorta di testo unico sulla disciplina IVA valida per tutti gli stati membri). La Commissione, tuttavia, ha deciso di prorogare il meccanismo della scissione dei pagamenti all’Italia, in base alle seguenti considerazioni:

  • alcune misure anti evasione sono state attuate recentemente e non è possibile farne una valutazione piena dell’efficacia complessiva (si pensi all’obbligo dei corrispettivi telematici);
  • l’epidemia COVID-19, sta rendendo difficile l’attuazione di tutte le modifiche previste nei sistemi di fatturazione delle imprese e per le amministrazioni fiscali risulta altrettanto difficile l’adeguamento dei sistemi di controllo e informatici.

La deroga, pertanto, ha come scopo principale la valutazione dell’efficacia delle misure prese dall’Italia per la riduzione delle frodi in materia di IVA. Per questo la Commissione richiede all’Italia di presentare entro settembre 2021 una relazione sulla situazione generale dei rimborsi IVA ai soggetti passivi.  La relazione dovrà contenere in particolare:

  • i tempi medi necessari per i rimborsi IVA;
  • una valutazione dell’efficacia di tutti gli strumenti attuati dall’Italia contro l’evasione fiscale;
  • l’elenco delle varie misure attuate con la relativa data di entrata in vigore.

 

Split Payment IVA proroga: il parere delle aziende

La proroga dello split payment non è stata accolta con favore dal mondo aziendale: in un momento così difficile per le imprese italiane, determinato dall’incalzante epidemia, la scissione dei pagamenti scambia la liquidità delle aziende “con la promessa di rimborsi che invece registrano ritardi imbarazzanti“, così si è espresso il vicepresidente di Confindustria, Emanuele Orsini.

Aspre critiche sono arrivate anche dall’ANCE (Associazione Nazionale Costruttori Edili): “lo Split payment affonda le imprese. Oltre 9 mesi per i rimborsi, un danno calcolato dall’Ance pari a circa 2,5 miliardi all’anno“. Parere confermato anche dall’OICE, l’Associazione di categoria che rappresenta le organizzazioni italiane di ingegneria, architettura e consulenza tecnico-economica.

 

Fonti articolo
GAZZETTA UFFICIALE UNIONE EUROPEA | Decisione nr 1105/2020
GAZZETTA UFFICIALE | DL 124/2019



 

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